Fegatini di pollo con radicchio trevigiano, nocciole e salsa all’arancia

Mia nonna Irene mi chiamava ‘cecio’… era paziente… non ricordo di averla mai vista arrabbiata davvero con me…e credetemi …io ‘una ne pensavo e cento ne facevo’… non so se anche gli altri bambini erano come me…forse si…ma la mia infanzia è finita presto..ho cercato di mantenerla con le unghie e con i denti… ma è fuggita via…ti rendi conto che fugge via quando piangi…piangi e lentamente lasci i giochi.. .e ti devi preoccupare di te…non lo capisci al momento….ma inizi a cercare un posto nel mondo… lentamente… sbagliando… cadendo… rialzandoti… ho fatto errori… ho cercato di rimediare… ne ho fatti altri… mi sono leccata le ferite e mi son rialzata… cercando un equilibrio…

 

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Nonna Irene faceva colazione… ed iniziava a cucinare al mattino presto per il pranzo…lei non buttava via niente…tutto si riciclava…tutto era buono… non cucinava in modo elaborato…i suoi cibi erano semplici… diretti… senza troppi fronzoli… è grazie a lei che ho odiato il cervello fritto…e ho adorato il fegato che mi cucinava in diversi modi…ed io li amavo tutti… alla veneta… al burro… al marsala…per non parlare dei crostini toscani con i fegatini di pollo… quando aspettavo mio figlio i crostini diventarono una vera fissazione… chissà perchè!!!

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Questa è una versione di fegatini di pollo chic… non so se a nonna sarebbero piaciuti… forse sarebbe inorridita di accostare il miele alla trevigiana… lei così semplice… diretta e senza fronzoli…

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ma la ricetta è di Igles Corelli… e lui è il mago della cucina semplice ma elaborata allo stesso tempo con un tocco personale e originale… amo la creatività che ci mette anche in un semplice antipasto di fegatini di pollo come questo..

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Ingredienti

4 fegatini di pollo puliti (circa 300 gr)

1/2 litro di brodo di pollo

2 cespi di radicchio trevigiano tagliati a metà

40 gr di nocciole

2 arance

2 cucchiaini di salsa di soia

1 peperoncino (facoltativo)

1 cucchiaino di miele

2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

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Procedimento

Scottare i fegatini nel brodo per circa dieci minuti (dovranno rimanere rosati all’interno). Scolarli, salarli e peparli e conservarli in caldo.

Pulire, lavare e asciugare i cespi di radicchio, dividerli a metà e saltarli in padella con un filo di olio. Quando sarà ben rosolato, bagnare con il succo delle arance, aggiungere la salsa di soia , il pepeproncino tritato e il miele. Salare e far ridurre il liquido della metà. Tagliare le nocciole a fettine sottili e tostarke rapidamentente in una padella antiaderente senza alcun condimento.

 

 

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 Con questa ricetta partecipo al contest di ricette “il quinto quarto” di MFC di Aprile 2014

Pudding irlandese alle mele

L’Irlanda per me è…cielo plumbeo…musica …pub… Dublino…prati infiniti verde acceso… croci celtiche…gente allegra…scogliere mozzafiato come le cliffs of Moher…fari solitari e romantici…cattedrali … la rocca di Cashel… e PUDDING…

 

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In Irlanda si chiama pudding quello che per noi è budino o sformato…esistono versioni salate …usate spesso nei brunch  ricchi del fine settimana ..colazioni in tarda mattinata dopo una bevuta di troppo della sera prima…

Il tripudio del pudding è  il Christmas pudding  o plum pudding o plum duff è un tipico dolce natalizio irlandese che si presenta con frutta candita, whiskey irlandese e spezie.

Ma anche  il pudding irlandese al caffè, il cabinet pudding o l’eccentrico Roly poly pudding.

Morbidi e allo stesso modo consistenti…si ottengono con diversi ingredienti …non sempre salutari …

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Ecco questa è la versione salutare del pudding irlandese..una coccola per la colazione di questo 25 aprile…una mattina sul terrazzo del mio giardino…con gli uccellini che mi fanno compagnia…un silenzio rigenerante…e la vista dei primi fiori…e l’odore di erba appena tagliata…

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PUDDING IRLANDESE ALLE MELE

per 8/10 porzioni

uova 6 (del contadino)

Latte 1 litro (io l’ho usato crudo)

zucchero (io di barbabietola grezzo) 150 gr

Pan brioche 1 pacco (bio)

mele 4 o 5 dal contadino

confettura di pesche (mia) con frutta a pezzettoni

burro salato francese (per ungere la pirofila)

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Procedimento

Portare ad ebollizione un litro di latte, nel frattempo sbattere energicamente le uova con lo zucchero , unire il latte poco per volta continuando a sbattere. Imburrare abbondantemente una pirofila, distribuire le fette di pan briosche necessarie a coprire il fondo. Fare uno strato di mele (sbucciate e tagliate a spicchi) e uno strato ulteriore di pan briosche (io ho tolto la crosta). A me sono venuti due strati di mele e due di pan briosche , che hanno ricoperto completamente la superficie. Versare il latte con le uova sopra al tutto. Cuocere in forno a 160°-180° fino a che sarà ben dorato e la lama del coltello inserita, nel mezzo della pudding, uscirà asciutta.

Sciogliere la marmellata con un cucchiaio di acqua calda e spennelare la base.

Si può mangiare tiepido o freddo.

In estate anzichè le mele si possono usare le pesche , con la marmellata di albicocche.

Io l’ho fatto usando del pan briosche fatto da me con chicchi di fondente. Quindi date libero sfogo alla vostra fantasia..una volta che avete le dosi…il gioco è fatto!!

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Con questa ricetta partecipo al contest di ricette “la colazione perfetta” de Le cosine buone

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La ragazza con l’orecchino di perla

C’era una volta una ragazza con uno sguardo innocente, un turbante giallo e azzuro ma soprattutto con una gigante perla come orecchino…..

Questa ragazza, frutto dell’immaginazione di Jan Vermeer, non e’ altro che la cosiddetta “Gioconda olandese” ossia uno dei tre quadri piu’ riprodotti al mondo insieme appunto alla Gioconda di Leonardo e all’Urlo di Munch.

Vi ho gia’ parlato dell’Olanda, della Golden Age (secolo d’oro) olandese relativo al periodo del XVII secolo quando quel Paese era al centro del mondo per quanto riguarda commercio, ricchezza, arte…

Senza il giogo della Chiesa Cattolica e del Regno di Spagna, la’ in quel periodo fiorirono artisti di prim’ordine e forse per la prima volta, i pittori iniziarono a dipingere non per qualche committente ma semplicemente per un libero mercato dell’arte che stava nascendo.

Mi piace pensare che questa ragazza mi abbia accompagnato oggi durante la visita a Bologna di una piccola ma eccellente mostra sulla pittura olandese del ‘600…..

la ragazza con l'orecchino di perla

E’ con i suoi occhi che ho visto i paesaggi olandesi rappresentati con la tipica luce dei paesi del nord europa, minuziosi ritratti di borghesi  protestanti, nature morte (un dipinto con delle albicocche mi ha fatto pensare al nostro amato still life) progettate e dipinte con grande attenzione, scene di vita popolare con allegorie e ironie tipiche di una societa’ libera e senza preconcetti.

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Ossia circa 40 dipinti provenienti da un unico piccolo grande museo, il Mauritshuis dell’Aia attualmente in ristrutturazione, che sicuramente visitero’ non appena il nuovo progetto di espansione sara’ realizzato: un museo che, indipendentemente dalle opere, e’ un museo da visitare…. Mi viene in mente la Frick Collection  (che amo da morire) di New York e, in dimensioni molto maggiori, il Museo d’Orsay di Parigi…

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Prima di lasciarvi vi cito solo alcun dipinti che mi hanno colpito per il loro realismo ed attenzione per i dettagli: Pieter de Hooch con “Uomo che fuma e donna che beve in un cortile”(dovrebbe essere la domestica e beve della birra, la bambina porta un piccolo braciere per accendere la pipa)

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Poi quello di Jan Steen “Al vecchio che canta il giovane fa eco” ispirato ad un proverbio olandese dove gli adulti dovrebbero essere modello per i giovani e qui accade l’opposto…..

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questo dipinto contiene un autoritratto anche del pittore…è un quadro godereccio e rappresenta un battesimo…guardate la donna che si serve del vino…con che dovizia di particolari è stata rappresentata!

Last but not least il grande Rembrandt con uno dei suoi grandi ritratti “Ritratto di un uomo anziano”…

mostra bologna

Il 25 maggio la mostra organizzata da Lineadombra   finisce….

E’ una chicca incredibile,se vi capita non perdetevela…io e mio marito ci abbiamo fatto un salto….ed è stato bellissimo essere immersi nella realtà olandese …restando in Italia…

Un sogno nel cassetto??? visitare la mostra a Roma di Frida Kahlo…chissà…forse ce la faccio a convincere qualcuno a venire con me…visto che mio marito si è categoricamente rifiutato!

alla prossima ….

Buona Pasqua…

Sono cosi felice di inagurare una nuova sezione nel mio blog… una sezione che ho sempre adorato… e per mancanza di tempo ho lasciato correre… sin da quando ero bambina e mia mamma mi spiegava le regole del ricamo… uncinetto e ferri… non sono mai stata brava… ma adoravo ‘giocare’  creando animaletti o presine coloratissime che puntualmente terminava mia madre…

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personalizzare i regali..cosi come la mia casa… o i miei accessori è sempre stata una mia fissa….non ho mai sopportato avere degli oggetti omologati e uguali alle altre persone… mi è sempre piaciuto creare..dipingere… assemblare composizioni di fiori secchi e freschi… magari inserendoci della frutta fresca o secca… è il massimo per me!!!

Colori che si accostano in modo superbo… come il rosso e il viola… stupendo!!!

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mi sono sempre piaciuti gli oggetti artigianali….creati con le mani…colorati o tenui…poco importa…ma fatti a mano…per me è un’attrazione continua…come il mio albero della Pasqua..con le uova acquistate da un artigiano di Bellagio e nel tempo piano piano accumulate in altri luoghi..ogni cosa che mi appartiene difficilmente è acquistata cosi come è…spesso è stata rielaborata da altre mani…che l’hanno resa unica…

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non sono brava….ma mi rende felice e fiera di me… fare piccoli lavoretti ….torno davvero bambina…ed esulto felice quando finisco un oggettino…come questi portauova di pasqua…che regalerò ai miei ospiti sulla mia tavola…

come segnaposto ho pensato a delle piccole boccettine con sassolini e dei fiorellini …e una sagoma a coniglietto con su scritto il nome..

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insomma… il mio primo lavoro handmade… è grazie ad un corso che ho iniziato tempo fa con una signora pugliese trapiantata a Lucca…viene a casa mia… ci prendiamo un tè… chiaccheriamo e lavoriamo assieme…questo momento mi piace tantissimo…lei  sta dietro a tutte le mie idee bizzarre…sorride benevola e mi vizia…abbiamo dei progetti…una stola estiva…una borsa con pochette…un barattolo di vetro rivestito ad uncinetto….e poi in inverno ci aspettano tante idee…carine da morire….che mi gratificano…e mi fanno maledire il tempo tiranno…vorrei le giornate di 48 ore..per fare tutto quello che mi piace…

… e poi posso utilizzare le mie ‘cosine’ come props per le mie foto 😉

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Buona Pasqua amiche care….vi dono virtulamente ad ognuna  un portauova colorato…nel colore che preferite….e con un soffio giungerà al cuore di ognuna di voi…e cosi sarete alla mia tavola…anche voi…assaporando una fetta di torta pasqualina e un po di crema di piselli con tanti fiorellini di borragine…ultima mia passione…un abbraccio immenso ad ognuna che passerà di qua!!!

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Con questa ricetta partecipo al contest di Virginia’s creation relativo a ricette e oggetti handmade

 

nella categoria homemade

 

 

Orzo in viola…

questa è una ricetta ‘magica’….non avevo mai cucinato il cavolo verza viola…e mi incuriosiva da morire…una primizia sul banco di qualche mese fa del mio fruttivendolo di fiducia…mi sembrava di cucinare una ricetta di Pippi Calzelunghe…di quelle ricette anarchiche …libere…anticonvenzionali … il colore predominante è il mio amato viola e le sue sfumature…un colore deciso…e controcorrente…almeno nella cucina di tutti i giorni…

 

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con questa ricetta mi son fatta un regalo…ho deciso di volermi bene…coccolandomi con tutti gli ingredienti semplici e colorati che adoro….ho scelto una ricetta a cavallo fra l’inverno e la primavera…una ricetta nel mio stile comfort food…è una delle rare volte che non ho pensato di far felice altri alla mia tavola…ma ho pensato solo a ME…e la cosa mi ha fatto proprio bene…

 

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una ciotola calda al rientro dal lavoro…con un buon bicchiere di vino rosso…

a casa..nel mio rifugio mi sono sentita protetta e rincuorata….prima dall’odore e poi dal sapore di questo piatto …una di quelle rare sere dove la calma ha imperato…

 

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e dove il senso delle piccole cose mi ha reso per l’ennesima volta appagata e serena…

 

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Ingredienti

1 carota
1 /2 cipolla rossa

1  spicchio di aglio
olio extravergine di oliva Carolea (Doria)

100 gr di fagioli cannellini

1/2 verza rossa
sale e pepe
150 g di orzo

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Procedimento:

Ammollare l’orzo in acqua per circa mezza giornata.

Tagliare la carota  a julienne. Aggiungere aglio e cipolla tagliati finemente. Unire la verza a listarelle sottili. Saltare le verdure e aggiungere i fagioli. Unire dell’acqua fino a ricoprire le verdure e i fagioli , una manciata di sale e del pepe.
Unire l’orzo scolato dall’acqua di ammollo e cuocere per 25 minuti. Ho aggiunto un cucchiaino del mio dado homemade

A cottura ultimata aggiungere dell’olio a crudo e una spolverata di pepe macinato fresco.
Servire calda in cocotte .

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Con questa ricetta partecipo al contest “la cucina in viola” de la stufa economica nella categoria primi…

 

http://lastufaeconomica.files.wordpress.com/2014/02/cucina-viola.jpg

 

Torta di verdura lucchese coi becchi

Tempo fa parlavo con un mio caro amico lucchese doc… mi raccontava che per il Pellegrino (qui a Lucca si chiama così il lunedi dell’Angelo o Pasquetta) si riunivano i ragazzi  armati di zaino e merenda al sacco…. si avventuravano per lunghe passeggiate… si sentivano liberi e audaci… e camminavano per ore …

Alcuni di loro osavano la maglietta a maniche corte… altri avevano le scarpe da ginnastica ultimo tipo… i più fortunati ovviamente…

quella merenda nello zaino era costituita dalla torta coi becchi che qui esiste in tre versioni: al cioccolato, alle erbe e all’amaretto.

 

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Le nonne erano le artefici delle magiche torte casalinghe… ho provato a chiedere a qualche anziana lucchese la ricetta ‘vera’… ognuna la cucina a proprio modo…  come la nonna … la mamma… o la zia… le hanno tramandato… con il riso… con il pane… rum… limoncello… pepe…prezzemolo….cannella o noce moscata… insomma un gran caos culinario assolutamente soggettivo e familiare…

Il sapore finale è morbido, delicato e speziato… una goduria… e mai penseresti che l’ingrediente principale sia la verdura…

 

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 …se vi capita di passare da Lucca acquistatela in centro storico dal ‘Taddeucci’  in Piazza San Michele… dove potrete trovare anche altre specialita’ lucchesi

 

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La ricetta è semplice…. una frolla debordante sulla teglia per poi tagliare in modo obliquo la frolla e riavvolgerla su se stessa in modo da formare la forma di un becco… è questa la sua particolarità…

Ho deciso che la mia fonte principale fosse la mia vicina di casa ultraottantenne e lucchese fin nel midollo… dal suo cancello arrugginito mi parla agitando le mani ruvide dove il tempo ha scavato lunghi solchi violacei… per lei la ricetta è una cosa seria… mica da ridere eh! la faceva sua nonna… e NON SI USA IL RISO… giammai!!! solo pane… e MAI il prezzemolo… le erbe devono essere quasi insapori… solo ed esclusivamente spinaci e bietola (solo la parte tenera)…

Sono mondi… mondi esclusivamente femminili… di mani sapienti … che tramandano le antiche tradizioni di famiglia… dove la ricetta non è altro che una formula chimica ricca di secoli di storia familiare…

 

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Uso questa ricetta per gli amici labronici… per i parenti che non sono di Lucca… e restano ogni volta a bocca aperta… non credono che l’ingrediente base sia la verdura… eppure gli ingredienti mescolati con arte… donano una torta dal sapore originale…. delicato… dove la cannella e lo zucchero di canna la fanno da padroni… e le arance candite e l’uvetta col vin santo… danno aroma al tutto….

Vi svelo questa ricetta segreta della famiglia della mia vicina… non so se apprezzerebbe vederla resa nota sul web… lei ne è gelosissima… ma credo sia una forma di passaggio delle sue tradizioni familiari… e questo mi piace… lei vivrà anche attraverso questa ricetta sul web…e questo è un omaggio a Lei..e alla sua gentilezza..e al dono che mi ha fatto…

coccola

coccola due

 

 

 

Ecco a voi la ricetta, per le dosi mi sono affidata qui , visto che la mia vicina ha parlato  solo di manciate a occhio…

 

coccola time

Ingredienti:

per la pasta frolla
250 g di farina
100 g di zucchero
3 tuorli
100 g di burro
Per il ripieno
250 g di bietole lessate (solo la parte tenera)
100 g di zucchero
1 bicchiere di latte
100 g di pane raffermo
50 g di uvetta
50 g di pinoli
50 g di arancia candita
1 tuorlo
2 uova
1 limone
1 bicchierino di vin santo
cannella
noce moscata
sale
pepe

Procedimento

Versate il latte in una ciotola, aggiungete il pane raffermo e fatelo ammorbidire. In un’altra ciotola  lasciate a bagno le uvette col vin santo. Nel frattempo, preparate una pasta frolla lavorando insieme la farina, metà zucchero, tre tuorli e il burro. Tiratela a disco e foderatevi una teglia imburrata e infarinata, in modo da ricoprire anche il bordo, bucherellate il fondo e tenete da parte in frigo. In una padella lasciate fondere una noce di burro, insaporitevi la bietola lessata (ben strizzata) e tritata per dieci minuti, salate e pepate. In una terrina amalgamate la bietola con il pane e le uvette ben strizzati, le uova e il tuorlo, la buccia grattugiata del limone, i pinoli e le arance  a pezzetti. Spruzzate il composto con il vin santo, mescolate, unite lo zucchero di canna, un pizzico di cannella e uno di noce moscata, amalgamate il tutto e versatelo sulla pasta. Ripiegate all’interno il bordo di pasta che sporge e con il coltello tagliatelo a triangoli intervallati formando una corolla di “becchi”. Infine una spolevrata finale di zucchero di canna mischiato a cannella e infornate.

Cuocete in forno caldo a 180° per quarantacinque minuti.

 

 

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Con questa ricetta partecipo al contest dell’Italia nel Piatto Raccolta di Maggio: ricette da Pic Nic

 

Picnic

 

 

 

 

Un piatto antico… la Garmugia lucchese

Oggi vi parlo di una ricetta antica, la ‘Garmugia alla lucchese’ in quanto si trova solo in lucchesia e solo in Primavera.

E’ una minestra speciale e gli ingredienti occorrenti si trovano freschi e tutti contemporaneamente solo verso la fine di Aprile, massimo fino alle prime settimane di Maggio, poi …. basta, fino all’anno successivo niente più Garmugia.

Era proprio questa sua rarità, questa sua difficoltà che intrigava e che ne faceva un piatto speciale, un piatto da attendere con curiosità.

Nonostante che sia a base di verdure non si tratta di certo di un piatto popolare, ma nobile, perché gli ingredienti sono rappresentati da primizie e per di più accompagnate da una certa quantità di carne magra di manzo; queste sono tutte cose difficilmente a disposizione nella consueta dispensa  dei contadini. È questa invece una minestra da signori composta da cipolline novelle, con carne magra macinata, fave fresche, piselli, carciofi tagliati a spicchi e degli asparagi … solo le punte, leggermente scottate; il tutto è inondato da “ottimo” brodo e si serve in scodella con dadini di pane fritto.

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Non ci sono spezie, non ci sono aromi costruiti dall’abilità del cuoco; ci sono solo i  profumi della Primavera.

 La Primavera.. e l’odore di queste primizie….. mi fanno ricordare la mia terra, le radici, la vita dei campi scandita, da mattina a sera, dalle faccende agresti.   E’ un tuffo nel passato dei miei nonni materni, nella vecchia casa in mezzo al frutteto. Amavo particolarmente passare fra le lenzuole stese con un filo di alluminio legato da un albero ad un altro, annusare ad occhi chiusi quell’odore di fresco, sentirlo sulle guance assieme al cotone grezzo. Con l’arrivo della primavera tutto si svegliava, la vita in campagna era legata al ritmo delle stagioni ed anche i piatti caratteristici si alternavano e si adeguavano allo scandire della ciclicità del tempo. La primavera era un inno alla vita, ai colori, aria profumata e leggera, rondini che tornano.

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La mia bisnonna Ida ridacchiava sempre allegra, le piaceva più lavorare la terra che cucinare. Mi parlava di grano e di semina e del timore della grandine e del maltempo che potevano rovinare l’intero raccolto. Mi piaceva giocare a nascondino nel grano quando diventava alto quanto me.

Nonna Ida chiamava le galline nel pollaio ‘Co co co coccodè’ e nel grembiule rovesciato teneva il becchime, lo spargeva e i pennuti si raccoglievano veloci attorno a lei. Il calore delle uova che nonna raccoglieva nel cestino al tramonto era così rassicurante.

Così come lo spuntare delle prime piantine nell’orto…avere la certezza che ogni primavera tutto rinasceva era anch’esso rassicurante…cosi come la garmugia oggi per mio figlio…ogni primavera è certo che sulla mia tavola riappare con le primizie verdi e fresche…in special modo sulla mia tavola della Pasqua non può mancare..

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Ma parlare di garmugia nella Toscana del Granducato, nella nostra Toscana del contado é come parlare di una cultura e di una lingua straniera, proprio perché, come dice il titolo della ricetta, si tratta di “Garmugia alla lucchese”. Lucca fino al 1847 non faceva parte del Granducato di Toscana, era uno stato a se stante; Repubblica indipendente fino al 1805 e poi Ducato di Lucca fu annesso al Granducato solo alla vigilia della unificazione Italiana.

In definitiva Lucca diventa Toscana solo quando la Toscana diventa Italia; prima si trattava di due stati autonomi con tanto di frontiere e di dogane e quindi sicuramente con tradizioni e culture diversificate. È naturale quindi che certe tradizioni si siano radicate solo in piccole nicchie di questo territorio.

Certo è che anche l’etimologia della parola rimane assolutamente misteriosa.  Fra le varie ipotesi possiamo citare la possibile derivazione da “germoglio” visto che si tratta di un piatto confezionato con tutte verdure freschissime; oppure un’altra che la vorrebbe far derivare dal francese “gourmet” forse in ricordo dell’influenza francese esercitata sulla città di Lucca dalla sorella di Napoleone, la Duchessa Elisa Bonaparte Baciocchi. Neppure l’Artusi ne parla nel suo famoso libro.  È probabile quindi che non la conoscesse, perché questa tipologia di piatto sarebbe stata adattissima al suo pubblico signorile e chic.

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Le note storiche le ho riprese da un paio di libri interessanti come quello di Lorena Fiorini ‘Terra di toscana’ ma soprattutto da ‘Pranzi e conviti. La cucina toscana dal XVI secolo ai giorni d’oggi’  della Marchesa Maria Luisa Incontri Lotteringhi della Stufa e da un articolo sulla rivista LabArtArc

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La ricetta è tratta da una vecchia raccolta del quotidiano Tirreno curata da Aldo Santini, che riprese le piu’ belle ricette toscane traendole dai migliori ristoranti tipici storici delle varie zone. Questo versione della Garmugia e’ quella del ristorante ‘La Mora’  di Ponte a Moriano che ha per me ricordi molto cari. Oggi è oramai chiuso e ha una storia triste, ma talmente ricca che non posso non citarlo con un rispetto immenso e una gioia infinita nel ricordare il patron Sauro Brunicardi. Questo ristorante fa parte della storia di Lucca e delle sue tradizioni, all’epoca oltre ad essere l’unico ristorante stellato Michelin di Lucca, vantava di una delle enoteche più fornite e di piatti della tradizione cucinati con arte e curati personalmente dalla famiglia storica.

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GARMUGIA LUCCHESE

Ingredienti per 4 persone

3 cucchiai di piselli freschi, 6 carciofi tagliati a spicchi, 6 cucchiai di punte di asparagi, 150 gr di carne di vitellone magra tritata, 3 cucchiai di fave fresche, 80 gr di pancetta di maiale tagliata a dadini, 3 cipolle novelle, olio extravergine d’oliva, pane casalingo, brodo di manzo.

Si tagliano a fette sottili le cipolle e si fanno imbiondire in un tegame con alcune cucchiate d’olio. Insieme si fa soffriggere la pancetta e la carne di vitellone facendo cuocere il tutto per 10 minuti circa. Per ultimo si aggiungono le altre verdure e il brodo di manzo quanto basta a seconda si preferisca più o meno liquida. Ancora 15 minuti di cottura a fuoco lento. Servire in scodelle con dadini di pane tostato o passato in padella con ciuffetti di burro. (io ho usato il mio pane nero saltato in padella con olio extravergine d’oliva pepe nero e sale integrale)

– Con questa ricetta partecipo al contest “il mio piatto forte” de La Cucina Scacciapensieri

– Con questa ricetta partecipo al contest Ricette Regionali della Kucina di Kiara

– Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Ricette Pasticcione sul tema pasquale