Giardino magico di BOMARZO per #SEGUILESTAGIONI DI OTTOBRE

Consiglio di visitare il Sacro Bosco di Bomarzo (vicinissimo Roma) in questo periodo…La natura è veramente suggestiva e l’autunno si manifesta in tutto il suo lieve e caldo abbraccio…Ottobre offre in questo ‘bosco dei mostri’ ciclamini , felci e castagni imponenti ….gli odori del sottobosco si avvertono nell’aria mentre vi appresterete ad attraversare il percorso ‘magico’…

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Il  viale d’ingresso non lascia presagire l’atmosfera mistica che vi attende appena varcato l’arco che introduce nella parte del bosco più affascinante, dove la vegetazione si fa più fitta e ad ogni angolo spunta una creatura mostruosa.

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Il  Sacro Bosco e’ un esempio anomalo di giardino all’italiana, progettato e realizzato nella seconda meta’ del 1500 per volere del Principe Vicino Orsini.
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La sua unicita’ e’ quella che vi sono state fatte alcune sculture utilizzando massi giganti gia’ presenti nel bosco. Le prime ad accoglierci sono le sfingi greche,  che sembrano ammonire il visitatore e ricordare il loro ruolo di guardiane delle città sacre. Proseguendo lungo il sentiero a sinistra troverete le statue raffiguranti le divinità più antiche come Saturno, Giano, Fauno, Evando e la Triplice Ecate.
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Incontrerete altre figure e animali fantastici come la tartaruga enorme che sorregge sul dorso la Nike, personificazione della vittoria alata
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 Ed ancora  Pegaso alato, immortalato in procinto di spiccare il volo per annunciare agli dei l’avvenuta vittoria.
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Incontrerete  Nettuno, il dio dei mari, in una gigantesca vasca…. la dea dormiente e l’elefante che sostiene una torre, simbolo delle battaglie cartaginesi di Annibale contro Roma
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L’ultima emozione inquietante la regala l’Orco, emblema del parco, con il suo monito ogni pensiero vola….
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Sullo scopo e il significato del Sacro Bosco ci sono innumerevoli interpretazioni ma nessuna certezza… La piu’ probabile e’ quella percorso “iniziatico”, molto attuale nel XV secolo, secondo gli influssi neoplatonici.
Se vi interessa saperne di più leggete qui
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Questo post è il mio contributo per #seguilestagioni di ottobre.
Partecipano con me:♥ PENSIERI E PASTICCI – Simona
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♥ DUE AMICHE IN CUCINA -Miria
♥ LA FATA IGNORANTE – Silvia
♥ I BISCOTTI DELLA ZIA – Consu (benvenuta Consu!)

La nostra lista della spesa dalla quale ho attinto l’idea per l’ambientazione autunnale del mio post:
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Siviglia e le foglie d’Acanto per #SEGUILESTAGIONI di Maggio

 

Reduci dai  festeggiamenti del nostro primo compleanno, siamo pronte per parlarvi ancora di noi.  Questo mese per #Seguilestagioni di Maggio troverete i nostri post pronti ad attendervi…

♥ PENSIERI E PASTICCI – Simona
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♥ LISMARY’S COTTAGE – Lisa
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e la nostra new entry
♥ 2 AMICHE IN CUCINA -Miria
La nostra lista della spesa:

Per questo Maggio capriccioso vorrei parlarvi del mio ultimo viaggio: dell’assolata Andalusia , della sua atmosfera, la sua storia, delle sue tapas, la Sangria, il flamenco….ma soprattutto dell‘ACANTO…

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Anche qui, come in parte della Sicilia, la cultura e la tradizione e’ legata alla fioritura della cultura Araba a partire dal 700 d.C. Infatti  tutto e’ cominciato con il Califfato di Cordoba che ci ha lasciato in eredita’ la spendida Mezquita………. e poi proseguito con quello di Siviglia e Granada, l’ultimo a cadere alla fine del 1400.

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La Mezquita e’ stata costruita a partire dal 785 d.C sui resti di templi romani e chiese cristiane, subendo poi a sua volta la “violenza” di vedersi costruire all’interno la cattedrale cristiana nel periodo rinascimentale. L’opera nel suo insieme e’ comunque qualcosa di fantastico, qualcosa di piu’ della piu’ grande moschea del mondo. Per costruirla sono stati riutilizzate colonne e capitelli romani delle precedenti costruzioni. In particolare abbiamo notato i capitelli corinzi ornati con foglie d’acanto… niente di strardinario direte voi, in quanto li troviamo in tutta Europa grazie alla tradizione greco-romana….

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Visitando Siviglia e Cordoba abbiamo capito come all’epoca la civilta’ araba fosse non solo all’avanguardia per la scienza e l’arte ma anche in termini di tolleranza e vicinanza con le culture cristiane ed ebraiche. Basti pensare che anche famiglie ebraiche e cristiane benestanti avevano l’harem…. nonostante la religione non lo prevedesse…

Nell’Alcazar di Siviglia, costruita nel 1300 dal re cristiano ma in stile arabo, ispirato dalla fantastica Alahambra di Granada e usando, appunto,  la manovalanza araba proveniente dal vicino califfato di Cordoba. Insomma all’epoca in Andalusia i canoni artistici erano per tutti quelli arabi, da cui e’ nato lo stile mudéjar. Proprio in questa reggia, una delle aree piu’ belle e’ quella della camera del re (cristiano), vicina alla zona dove c’era il suo harem, decorato in maniera spettacolare con azuleios con motivi a croce cristiana, araba ed ebrea.

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In tutto il palazzo ci sono azulejos di vari tipi e in particolare anche alcuni bellissimi, colorati con rappresentazioni di foglie d’acanto…come quelle sui capitelli corinzi delle cattedrali…

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I giardini dell’Alacazar sono anch’essi spettacolari e durante un giro ho notato piante stupende e soprattutto alcune splendide piante fiorite che non avevo mai visto prima…..

Ho cercato di capire che piante fossero ma molti non sapevano darmi risposta…. fino a che una giardiniera, quando gli ho mostrato una foto,  mi ha detto che si trattava della pianta e del fiore di Acanto.

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A quel punto mi sono entusiasmata per tutte le reminiscenze storiche e culturali sui capitelli corinzi, rendendomi conto che mai prima d’ora avevo visto l’Acanto!

Dopodiche’ ho notato che in tutti i giardini pubblici di Siviglia, a partire da quelli vicino a Piazza di Spagna,  erano pieni di piante d’acanto che fiorivano proprio nel mese di Aprile

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Agrumi che passione!!!! per #SEGUILESTAGIONI di Gennaio

Questo mese voglio parlarvi per  #Seguilestagioni  degli agrumi della Sicilia…

Una Sicilia che ho assaporato intensamente in questi giorni invernali …pieni di sole, colore, profumo, storia, cultura e cibo…

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Gustare il cibo siciliano vuol dire fare un viaggio nel tempo e nello spazio. Dai Greci agli Arabi, per arrivare agli spagnoli, ogni cultura ha lasciato la sua impronta…ha lasciato qualcosa di sè.

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La cucina siciliana spazia dalla semplicità e quindi dall’esaltazione dei sapori della terra…intensi ed eccezionali…a piatti di una complessità incredibile …piatti barocchi nei sapori che ti catturano i sensi.

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Gli agrumi sono la Sicilia…in tutto il loro essere…ma questo l’ho compreso appieno soltanto con il viso ‘dentro’ un albero di limoni…o di arance o di pompelmi….si si vete capito bene…dentro..gli alberi vengono potati in modo tale che la pianta e i suoi frutti possano restare all’interno

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Arance, limoni, mandarini, clementina, bergamotto, cedro,chinotto…ma anche ibridi come il pomelo…che qui viene candito nelle pasticcerie siciliane

Abbiamo conosciuto nel nostro viaggio molte persone…accoglienti , ospitali ed educati…e questo ricordo ci accompagnerà ….ma alcune di queste sono legate proprio agli agrumi e ad una masseria storica di Modica..esattamente Solarino che ha creato un’azienda a conduzione familiare questo il loro sito, la loro storia e la loro attività..

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Ci hanno spiegato la produzione…la ciclità dei loro tre tipi di arance che si alternano in base ai mesi invernali …in modo assolutamente naturale rispettando i ritmi della natura e delle stagioni…ma anche altri agrumi…speciali nella loro autenticità.

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Il proprietario Vincenzo Solarino ci ha mostrato orgoglioso la storia del loro lavoro e della sua famiglia. Stupenda persona anche Salvatore Tommasi, il responsabile della produzione, che sente sue creature ogni frutto o pianta e si diletta in incroci e innesti .

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Ci hanno donato il loro ‘oro’ …ho provato a fare il gelo di arancia….l’insalata con cipolline, pomodori secchi , sale di trapani e arance …e la marmellata di limoni…

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Ecco la mia ricetta home made per voi…

MARMELLATA DI LIMONI

Ingredienti:

Per 1 kg di limoni

750 gr di zucchero

Procedimento:

Dopo aver lavato i limoni, affettateli sottilmente , privateli dei semi ma non sbucciateli.

Versate i limoni così preparati in una zuppiera, aggiungete acqua fredda sino a ricoprirli e lasciateli riposare per un giorno intero.

Scolateli, poneteli in una casseruola capiente (non di alluminio) e lessateli, dopo aver aggiunto 4 bicchieri di acqua fredda.

A cottura ultimata, quando cioè la buccia degli agrumi sarà diventata tenera, sgocciolateli e permettete agli agrumi di raffreddare.

Preparate intanto uno sciroppo bollendo lo zucchero in 250 gr di acqua, introducetevi poi le fettine di limone e. a fiamma bassissima, portate a cottura la marmellata.

Anche in questo caso è preferibile invasare a caldo, tappare ermeticamente e conservare il prodotto in luogo fresco, asciutto e buio.

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La lista della spesa di Gennaio creata da Anna Marangella
gennaio

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Skagen, vento, sabbia ed erica #Seguilestagioni

Il senso del viaggio è quel punto di incontro fra ciò che provi interiormente e quel che oggettivamente ti circonda… in quel momento  le dimensioni del viaggio interno e quello esterno… che spesso corrono come due percorsi paralleli… trovano un punto di convergenza… la consapevolezza di un contatto intenso tra ciò che è dentro e ciò che è fuori… di te…

il resto è dentro il tuo trolley… le immagini scorrono e cerchi di fermarle con la tua reflex… un aereo… una macchina a noleggio un pò retrò… un cielo intenso e blu ti fa amare ancora di più il luogo dove ti trovi e dove esattamente vorresti essere..respiri forte… qui… ora..Skagen e la sua luce…il mio viaggio d’agosto … le sue dune…

Per questa edizione di seguilestagioni non ho avuto dubbi! Volevo portare i colori di quelle dune …quei colori dell’erica sporca di sabbia…quel violaceo mischiato a verde tenue

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Ed ecco la mia proposta: UNA COMPOSIZIONE che viene dal nord con erica e fiori di fine estate, con la gradazione del mio colore preferito..l’ho riadattata con la mia Italia..con settembre e con uva dolce e piena…

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LA LISTA DELLA SPESA DI SETTEMBRE #seguilestagioni
(a cura di Antonella Manfredi)

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Per la mia composizione ho scelto dei fiori tratti dalla lista e inseriti nel cestino  di argento antico ereditato da mia suocera.
Ogni fiore ha un significato nel loro linguaggio segreto e antico …ad esempio il crisantemo che ho usato significa verità, oppure l’eucalipto protezione, l’erica solitudine, la rosa viola incanto, dei deliziosi fiori di cera bianchi e rosa che significano suscettibilità…ho aggiunto dell’uva simbolo di fertilità, prosperità e gioia di vivere…

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 Negli anni ho affinato il piacere di stare bene , non so dirvi il perchè. C’è qualcosa di dolce e strano, una sensazione di rivivere emozioni familiari. Eppure non sono mai stata prima d’ora a Skagen. Abbiamo affittato una suite al Brodsum hotel, nel cuore della cittadina, tuttora adibito ad albergo e all’epoca punto d’incontro degli artisti della scuola di Skagen.

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Mi piace immaginare che sulla tavola degli artisti che qui si vedevano per un pasto e per discutere d’arte, ci fosse un centro tavola come quello da me preparato…e nei saloni  con pavimenti in legno scricchiolanti ci fosse   un  profumo di fiori e frutti. Odore di legno e fotografie d’epoca, tante e suggestive.

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Il museo con le opere dei pittori del Nord Europa è proprio davanti all’hotel Brodsum. Ritratti affascinanti che mi catturano dentro, immagini  reali immerse in quella luce magica che vivo adesso. Onde, sabbia impetuosa e danzante , volti di pescatori, di donne, di bambini. Immagini vivide calate in un realismo disamarnte. Qui si respira cultura, letteratura e cinema. Infatti B. August,  famoso regista danese, si è occupato di Skagen con una pellicola di forte impatto emotivo

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Devo tornare a respirare il vento, quel vento forte del nord, forte e invasivo. Da queste parti, sono abituati: in passato la sabbia ha distrutto l’intera chiesetta a duepassi dal villaggio, ora resta soltanto il campanile, per metà insabbiato. sentieri ricoperti di vegetazione e da rose canine, piantate proprio per contenere la sabbia. Cosi come si arriva al vecchio faro, che l’erosione e la crescita della terra, hanno spostato a centinaia di metri dal mare, rendendolo un monumento.

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Niente sembra cambiato in questo angolo di Danimarca: le case dipinte di “giallo Skagen”, una particolare tonalita’ dovuta ad uno sbaglio nel miscelare le tinte, e con una fila di sassi raccolti in spiaggia a fare da guarnizione

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Abbiamo camminato per giungere alla punta nord di Skagen dove le onde del Mare del Nord si uniscono a quelle del Mar Baltico.

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…abbiamo solcato la sabbia bianca , le dune e le immense distese di erica. Ci hanno fatto compagnia delle foche spiaggiate e miriadi  di uccelli marini. Ho ancora davanti agli occhi Anna Ancher e Marie Kroyer passeggiare sulla riva, come nel celebre quadro.

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Infatti quest’angolo incantevole della Danimarca sembra davvero un dipinto impressionista. E’ come se fossi immersa in un’epoca parallela, in abitudini diverse e modi diversi di vivere e ci sto bene…

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Devo tornare in questo borgo danese, carpire la sua essenza cruda, magari  in inverno, attraversare le dune e inebriarmi delle onde incalzanti e fredde …..chissa’… e dopo vi racconterò!

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Copenhagen e la cucina New Nordic

Copenaghen…un fine settimana lungo a inizio Dicembre….ed il sogno di rivederla si è avverato….

 

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Io ho una fissazione per i  Paesi del Nord, il design, la cultura, il cibo, lo stile essenziale…i colori…e  la loro qualita’ della vita ….

 

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Copenhagen, piu’ piccola di Firenze ma se penso al traffico fiorentino, direi che la capitale danese non ha 500.000 abitanti ma soli 50.000…. mezzi pubblici comodissimi, tantissime bici e piste ciclabili ovunque, anche sopraelevate…

 

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Insomma un piccolo regno d’altri tempi con gente cordiale e “lenta”…. una Casa Reale amata dal popolo che regna da piu’ di 1000 anni… sembra una favola… Un Paese che ha anche conquistato per brevi periodi l’Inghilterra, oltre a guidare gli altri Paesi Scandinavi per un periodo di 150 anni nel medioevo…

 

 

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Tra un giro in battello e le ceramiche Royal Copenhagen,  tra un museo tradizionale e negozi di  design nordico, non ci siamo persi l’occasione di testare la nuova cucina danese o meglio definita “New Nordic” da quando nell’agosto del  2003 dei pazzi visionari come Rene Redzepi e Claus Meyer decisero di fare un giro per i Paesi del Nord per cercare prodotti e fornitori locali al fine di sviluppare una cucina nordica  basata su prodotti locali e di stagione.

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Ecco come e’ nato il famoso NOMA, acronimo di NOrdisk MAd, ossia cibo del nord, basato sul decalogo  della nuova cucina nordica stilato da Claus Meyer dopo il famoso tour sopracitato di 17 giorni fra Islanda, Far Oer, Groenlandia alla ricerca di materie prime e fornitori…

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Dal Noma, gia’ premiato ristorante migliore del mondo per diversi anni,  sono usciti decine di chef che hanno aperto altri locali e cosi la cucina New Nordic e’ diventata famosa anche al di fuori della Danimarca.

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Purtroppo non siamo riusciti a mangiare al Noma, seppur avevamo prenotato piu’ di un mese prima…. e restando in lista di attesa nessun posto si e’ liberato.

 

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Abbiamo pero’ provato alcuni dei ristoranti che al Noma si ispirano come il Radio o l’Host, e anche altri meno noti e forse piu’ tradizionali ma oramai influenzati da questa Novelle Cusine in salsa nordica…

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Abbiamo degustato combinazioni di radici e aromi locali insieme a pesci e carni del Nord che mai avreste detto potevano avere un senso. Ciascun piatto sempre accompagnato da eccellenti vini francesi, italiani o spagnoli…. Insomma a parte qualche scivolone, devo dire che generalmente siamo rimasti stupefatti dalla armonia dei sapori e degli aromi che i piatti sprigionavano

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Vi cito soltanto un paio di esempi come l’accostamento di salmone, pere e salsefia, o un dessert a base di latticello, meringa e sedano rapa, inaffiato con un poderoso Sauternes

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Il tutto con una coreografia dei piatti ineccepibile e in locali arredati in legno e nero con luci basse e mirate sui tavoli

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Copenhagen…. una luce magica…mele e bulbi freschi….atmosfera unica natalizia….candele e musica nelle strade…bracieri ardenti che riscaldavano l’anima

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Questo è il miglior modo di passare il primo dell’anno….ricordare l’ultimo viaggio e preparare il mio trolley per il prossimo…stasera partiamo per Vienna con i nostri amici storici…presto vi racconterò..BUON 2016 a coloro che mi leggeranno…un abbraccio enorme…

L’Isola del Whisky ….(terza ed ultima parte)

continua (vedi prima parte e seconda parte)

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Come gia’ raccontato nei precedenti post, in due soli giorni sull’isola abbiamo fatto tappa in tutte 8 le distillerie, visitandone alcune in maniera approfondita, fotografandone altre dall’esterno e degustandone il delizioso distillato all’interno di altre ancora!

Distillerie moderne, tipiche e anche alcune dal sapore antico…whisky e acqua fresca.

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Cena al romantico Port Charlotte Hotel dove mio marito si è tolto la soddisfazione di assaggiare il whisky più torbato del mondo (Octomore 6.3 con 257 ppm!!) e dove abbiamo gustato delle ostriche giganti per antipasto…

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Vorrei spendere due parole sul nostro B&B …gestito da Emma , una padrona di casa fenomenale!

Due colazioni tipiche scozzesi a base di salmone e di haggis , una specie di polpettone speziato buonissimo

e il classico Porridge in versione scozzese con panna locale (la fine del mondo), zucchero di canna scuro e… whisky Laphroaig

Emma ci ha coccolati…fiori , porcellane inglesi,  torte e biscotti fatti in casa..

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Il tè delle cinque è in una delle sale, libri della zona accatastati diligentemente, candele e fiori, gli ospiti si sorridono e commentano con Emma le escursioni della giornata, raccontano viaggi passati e progettano gite future.

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Al mattino ci attendeva un cestino con muffin e termos caldo di tè da portare via durante le nostre visite…

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Emma è una donna allegra, vitale ride e racconta come un fume in piena la storia dell’isola e dei suoi isolani…suo padre era un ex dirigente in una distilleria locale…a scuola erano  6 in classe…attenta ai dettagli e amante dei viaggi e del bel vivere

Fa freddo sull’isola…un’isola ventosa dove non nevica quasi mai…un’isola dove non è facile vivere…ma lei ci ha vissuto felicemente tutta la vita….ci racconta che quando è bel tempo lei fa barbecue sul mare con champagne fresco e poco male se i fiori deve acquistarli sulla terraferma…

Il paesaggio dell’isola è costellato da fiori di tutte le gradazioni del viola. I fiori dipingono ogni collina. Odore di torba e di terra umida.

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Per arrivare alle scogliere di OA si attraversa un oceano pittoresco di prati, un manto erboso incredibilmente verde sul quale spiccano pecore lanuginose e vacche color caramello con il pelo arruffato e le lunghe corna

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La Scozia in fondo è castelli, brughiere, trofei di caccia e un mare di tartan.

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E così  non poteva mancare l’ultima notte sulla terraferma in un castello scozzese con vista sul lago, prima di ripartire per l’aeroporto di Glasgow.

Il castello di Stonefield è immerso in un giardino fiabesco tipico dei racconti scozzesi antichi. Animali impagliati mi osservano dalle loro teche di vetro, mentre le pareti sono costellate di cornici che illustrano rari esemplari della flora locale.

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Ripartiamo con un trolley che strategicamente avevamo portato quasi vuoto all’andata, ora pieno di bottiglie e gadget …. nonché due reflex Nikon ricche di foto e ricordi magnifici

Ed adesso posso finalmente salutarvi …. a rivederci alla prossima distilleria sulla nostra “Isola…. che c’e'”

 

 

 

 

 

 

L’Isola del Whisky… (seconda parte)

(Continua)

Oggi nell’Isola di Islay, di dimensione poco piu’ grande dell’isola d’Elba, con soli 3000 abitanti e, per esempio, nessun dentista (i gestori del nostro B&B hanno dovuto prendere un aereo per andare nella mainland per un’urgenza odontoiatrica…), vi sono ben 8 distillerie attive, quasi tutte appartenenti oggi a gruppi multinazionali scozzesi, giapponesi, francesi, ma ancora intrise di storia ultracentenaria.

Ma perché oggi tutti i grossi gruppi vogliono avere una distilleria qui ??? Ci sara’ pure una ragione per tutto questo, soprattutto dopo che la crisi degli anni ’80 ha fatto chiudere gran parte delle distillerie scozzesi….

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Vi risparmio tutte le informazioni sulle caratteristiche dei Single Malt, dai cereali di partenza alla distillazione ed invecchiamento nelle diverse tipi di botte, che potete trovare in qualunque libro o sito web leggermente specializzato,

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mentre mi interessa evidenziare i due fattori che, a mio avviso, rendono unico il Whisky di Islay: in primo luogo il “peat moss” ossia il muschio di torba di cui l’Isola e’, o meglio era…, piena.

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Ci vogliono centinaia di anni per la formazione della torba e purtroppo, anche se nessuno lo dice, la torba classica sta finendo: ci dovremo quindi in futuro accontentare di cio’ che viene prodotto a ritmo accelerato nelle attuali torbiere… o dei nuovi whisky “unpeated” (non torbati). La torba e’ il combustibile che rende il malto appunto “peated-torbato”, ossia con quello speciale aroma affumicato grazie alla alta concentrazione di fenoli (in genere superiore ai 40 ppm) .

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La seconda, piu’ difficilmente misurabile, e’ il fatto che il whisky invecchia sull’Isola per 10-15-20 anni in magazzini sul mare esposti all’aria mite dell’oceano con un microclima unico grazie anche alla corrente del Golfo; escursioni termiche giornaliere che fanno provare al whisky l’effetto delle quattro stagioni in quasi ogni giorno dell’anno con un non trascurabile aroma marino che varia a seconda dell’invecchiamento e del tipo di legno usato nelle botti

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Se a questo aggiungiamo tutte le variazioni di processo e componenti delle diverse distillerie di Islay, che vi elenco rapidamente, ci troviamo di fronte ad un microcosmo del distillato di malto veramente inimitabile.
Oltre a Bowmore, gia’ citato in precedenza, ci sono Laphroaig e Ardbeg, nate nel 1815 e quindi proprio quest’anno hanno celebrato i 200 anni, con edizioni speciali di whisky acquistabili solo sull’Isola e che naturalmente non ci siamo lasciati sfuggire (Laphroaig 15 anni e Ardbeg Perpetuum). Quindi, proseguendo in ordine cronologico, nel 1816 nasce Lagavullin, nel 1846 Caol Ila, nel 1881 nascono Bruichladdich e Bunnabhein.

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Poi, dopo molte chiusure dolorose avvenute negli ultimi anni del ‘900 (tra cui quella di Port Ellen, famosa per i suoi whisky molto pregiati), nel 2005 nasce la nuova distilleria Kilchoman, l’unica a produrre tutto in casa, a partire dall’orzo e che quest’anno celebra il decennale con un’edizione speciale (anche questa acquistata in loco…) … e entro quest’anno dovrebbe nascere anche la nona, Gartbreck… quindi  una scusa in piu’ per tornare nuovamente sull’Isola…

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Personalmente ho adorato la distilleria Kilchoman, un fascino pazzesco, abbiamo visto i grandi trattori e i sacchi per l’orzo ed infine l’orzo stesso …

E’ l’unica distilleria che non ha avuto nessun problema a far fotografare la zona ‘produzione’ dove tutto è fatto a mano, dalla piegatura delle  scatole   ai tappi per le bottiglie di vetro , alle etichette attaccate una ad una…
Naturalmente oltre alle edizioni speciali, da collezione, dovevamo comprare anche qualcosa da bere con gli amici ed abbiamo optato per due edizioni di whisky 100% Islay , che ormai quasi nessuno produce piu’, ma con caratteristiche diverse: una di Kilchoman (non torbato, apprezzato dalle signore) e una di Port Charlotte-Bruichladdich (fortemente torbato, apprezzato dai cultori della materia).

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“Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.” (T. Terzani)

(continua nella terza ed ultima parte)