Siamo Tourtati- Le torte salate e l’Mtchallenge in Tour

Adesso finalmente vi posso spiegare il tormentone di questi ultimi due giorni sul mio profilo fb….ebbene SI….un nuovo libro…e stavolta ci sono anche io….con una mia ricetta!!!

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Faccio parte da circa un anno  di una community da  cui ogni volta  imparo qualcosa di nuovo , studio, approfondisco, mi impegno, talvolta utilizzo vecchie ricette rielaborate o lasciate religiosamente inalterate perchè perfette cosi…ovviamente secondo me…

Come nel caso di questa   mia   torta salata...una ricetta di anni fa di una cara amica estiva, trascritta sotto l’ombrellone e diventata uno dei miei piatti preferiti …eh si avete capito bene….la mia ricetta è nel NOSTRO libro…un libro di tutta una community…un caso editoriale più unico che raro…che pone in risalto il  rilevante  fenomeno  delle food blogger…la loro forza ed entusiasmo…

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Grazie ad MTC    e alla sfida n. 46  della mia cara Cuocicucidici  ….alla volontà e competenza di Alessandra Gennaro alla grafica di Mai Esteve, al fotografo Paolo Picciotto alla casa  editrice  Gribaudo, del gruppo Feltrinelli.

adesso posso sfogliare , toccare e annusare una realtà….quello che era fino a poco tempo fa un sogno, un progetto…

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Da non trascurare il fatto che una parte dei ricavati della vendita andrà a Piazza dei Mestieri, un progetto sviluppato a Torino che ha l’obiettivo di aiutare i ragazzi tra 14 e i 20 a sviluppare il loro potenziale, fornendo supporto, formazione, ascolto, il tutto in un ambiente familiare in cui ognuno possa trovare il proprio posto, a discapito delle difficoltà cui la vita li ha sottoposti.

Se siete curiosi, vi aspettiamo a Firenze, da RED in piazza della repubblica, venerdì 8 Aprile alle ore 21.00…

Il Cibo alla corte del Granduca

Nell’anno dell’Expo molte iniziative collaterali sul cibo sono state create in giro per l’Italia…. e come spesso mi accade, prendendo spunto da qualche mostra arrivo a delle riflessioni che vorrei condividere con voi….

Questo e’ il caso della mostra “Nelle antiche cucine” allestita nella splendida Villa Medicea di Poggio a Caiano (Patrimonio dell’Umanita’ UNESCO)….

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Tale villa fu commissionata nel 1470 da Lorenzo il Magnifico ad Andrea da Sangallo e terminata per il volere del figlio di Lorenzo, Papa Leone X, solo nel 1520. Tale Villa e’ una vera e propria Reggia, utilizzata successivamente anche dai Lorena e dai Savoia quando la capitale d’Italia fu spostata da Torino a Firenze.

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Ricordo ancora che Firenze e la Corte dei Medici nel Quattrocento era al centro del mondo e il Rinascimento era in ebollizione nell’attesa di esplodere nel XVI secolo. Lorenzo aveva fatto venire molti libri segreti da tutta Europa e aveva sostenuto lo sviluppo  dell’Accademia Neoplatonica, nata grazie al nonno Cosimo, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Poliziano e molti altri intellettuali. Decisioni importanti dal punto di vista politico ed economico sono state prese in questa Villa…. ospiti illustri vi hanno soggiornato e… mangiato…

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Ancora una volta Cibo come Cultura e come, diremmo oggi, “status symbol”… per esempio quando i Medici erano in grado di offrire sorbetti ai loro ospiti, grazie alla possibilita’, praticamente unica in Europa, di far arrivare, stoccare ed utilizzare il GHIACCIO….

I  Medici, nella loro gastronomia d’avanguardia, legata alla tradizione locale interpretata dai cuochi professionisti, ricercano la ricerca di un’alternanza di gusti e la cura della genuinità dei cibi.

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Ai conviti della famiglia Medici erano di rigore le buone maniere e la più assoluta pulizia; i vasi, i candelabri, l’argenteria erano scelti per il loro valore artistico; in controtendenza rispetto alle altre corti, i cuochi dei Medici diretti dalle padrone di casa non si sbizzarrivano in artifici sgradevoli al palato, ma utilizzavano rigorosamente i prodotti genuini della regione per piatti della tradizione toscana, spesso di sapiente derivazione popolare.

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Grazie alla mostra in oggetto, sono state aperte le cucine “segrete”…. segrete, per motivi di sicurezza,  ma “private” perché dedicate soltanto ai Medici e alla corte, mentre esistevano altre cucine per tutto il personale di servizio…

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Ce lo racconta anche  Bartolomeo Scappi, Maestro di cucina e cuoco segreto di diversi  Papi, che con delle bellissime immagini tratte dalla sua Opera omnia (prima edizione Venezia, 1570) ci ha fatto immaginare che cosa dovessero essere le cucine private del Granduca di Toscana: centinaia di carri che ogni giorno arrivavano a consegnare vettovaglie, selezione attenta del materiale da parte delle guardie, accessi controllati delle persone nelle cucine segrete, camini giganti, forni distinti per pane e dolci, decine di fuochi e centinai di pentole diverse a seconda dei diversi utilizzi, vettovaglie stoccate penzolanti dal soffitto per evitare che animali piu’ o meno domestici ne approfittassero…

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Insomma abbiamo capito come erano le cucine dei grandi chef di … cinquecento anni fa…

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Siamo poi passati alla Mostra vera e propria dove quadri italiani e fiamminghi dell’epoca hanno rappresentato le cucine, i cuochi e i cibi….. tutto questo per la prima volta iniziava a rubare la scena ad ambientazioni religiose o regali… pesce come cibo religioso in contrapposizione alla carne come cibo lussurioso per eccellenza…. assistenti di cucina con gli occhi bassi insieme a cuochi orgogliosi con lo sguardo alto e fiero come dei condottieri o papi…

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Rappresentazioni di carciofi afrodisiaci, carote bianche  insieme a prosciutti e formaggi che ricordano le nostre attuali cene toscane ….

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Concludo con alcune notizie tratte liberamente dal libro “A tavola con la storia”  di Maria Luisa Minarelli, che secondo me, aiutano a capire l’importanza del cibo nel Rinascimento: Lorenzo il Magnifico era personalmente piuttosto sobrio e nelle sue ville come questa di Poggio a Caiano gradiva gustare con gli amici le lepri dei suoi boschi e il formaggio di fattoria ma allo stesso tempo   coinvolgeva  con garbo nei  festeggiamenti il popolo: basti ricordare che nel giugno del 1469, in occasione del suo matrimonio a Firenze con Clarice Orsini, Lorenzo il Magnifico fece distribuire ai fiorentini  non degli avanzi, ma 1.500 taglieri di gelatina e polli, pesci, confetti e altre ghiottonerie appositamente confezionate…. comunque  sempre Cibo come Ricchezza e Cultura ma senza sfarzo…

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Sfarzo che invece il figlio di Lorenzo, Papa Leone X, anche lui noto buongustaio, esibisce  a Roma il 13 settembre del 1513 per festeggiare la nomina a patrizio del nipote Giuliano con un banchetto solenne in Campidoglio. La tavola, che accoglieva venti sceltissimi convitati, troneggiava su un soppalco al centro della piazza, mentre intorno era stata eretta una gradinata a semicerchio per la folla che assisteva allo spettacolo. Quando, al passaggio dei bacili di acqua odorosa, gli ospiti dispiegarono i tovaglioli bianchissimi per asciugare le mani, si liberò nell’aria un volo di uccelletti svolazzanti. L’abbondanza era tale, narrano i cronisti, che i convitati presero a gettarsi l’un l’altro le portate, e infine si videro capretti e fagiani, porcellini e pernici volare verso le tribune e insozzare la piazza…..  Cibo come Potere, nel senso piu’ negativo del termine….

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Insomma dalla Mostra, a mio avviso, si capisce nel Rinascimento la cucina incomincia a diventare arte e cultura, il “know-how” culinario assurge al livello della religione o delle armi…

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…e poi, come ho gia’ sottolineato altre volte la location di una mostra e’ forse piu’ importante del contenuto per il successo della stessa…. e in questo caso la Villa Medicea di Poggio a Caiano per la bellezza estetica ed il significato che il cibo ha avuto per la dinastia dei Medici, non poteva essere simbolo migliore per rappresentare il Cibo come Cultura in Italia nell’anno dell’EXPO…..

Il labirinto di lavanda

 

Impazzendo dietro al contest sull’impiattamento mi sono imbattuta in una fotografia illuminante…dello chef Moreno Cedroni un mojito alla lavanda

quest immagine mi ha folgorata si…ma per un altro contest, quello  di Alice RICETTE A REGOLA D’ARTE… dopo Mondrian stavolta avevo le idee chiare…una produzione tutta mia…nata dai miei pensieri fluttuanti …dalle mie sensazioni…

finalmente sapevo cosa  fare…. qualcosa di circolare…rotondo…perfetto

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un labirinto…la lavanda…due parole chiave che mi hanno innescato una reazione chimica

Mi sono lanciata in un brainstorming  puro… di idee a catena ….

Quella forma circolare di burro di arachidi mi aveva letteralmente catturata…

Molto probabilmente Cedroni aveva cercato la forma circolare per pura estetica del piatto …un percorso fine a se stesso

io volevo un percorso che portasse ad un obiettivo….ad un fine… ed infine ad una coccola per l’anima…

Partendo dall’idea della circolarità sono arrivata al simbolo del Labirinto: il labirinto infatti e’ un archetipo fondamentale della storia umana

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L’immagine del Labirinto rimanda nell’immediatezza ad un percorso intricato e difficile da superare, ma può rivestirsi anche di un fascino particolare se lo si intende come sfida all’intelligenza umana che si mette alla prova nel tentare di trovare una via d’uscita.

Come sapete io vivo a Lucca e qui nel Medioevo arrivavano molti  pellegrini per rendere grazia al Volto Santo e come tappa del pellegrinaggio a Roma sulla Via Francigena. Tutti questi pellegrini facevano centinaia,  a volte anche un migliaio, di chilometri a piedi per arrivare a Roma e salvare la propria anima. Sempre qui ci fu la partenza della prima Crociata nel 1096 alla presenza del Papa Urbano II e Matilde di Canossa dove i francesi si unirono  ai pellegrini/cavalieri italiani e lucchesi,  cosi come riportato dal Prof. Cardini.

Proprio nella Cattedrale di S.Martino a Lucca, c’e uno dei piu’ famosi labirinti in pietra della storia dell’arte. Esso e’ posto all’ingresso della chiesa e la comune simbologia vuole che esso rappresenti per il pellegrino, ma anche per il comune cristiano, le difficolta’ che ciascuno di noi deve affrontare e superare nella vita terrena per raggiungere la vita eterna.

 

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Ce ne sono altri giganti e stupendi come quello sul pavimento della Cattedrale di Chartres

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(immagine tratta da goticomania )

A rendere tutto ancora piu’ affascinante e’ il fatto che nel medioevo il Labirinto diventa uno dei piu’ importanti simboli alchemici e quindi esoterici legati anche alla cabala ebraica come l’albero della vita che poi si ramifica all’infinito diventando anch’esso un labirinto….

Lo stesso albero della vita lo possiamo trovare in un bellissimo quadro di Gustav Klimt

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ma anche nell’immenso mosaico sul pavimento della cattedrale di Otranto del cui significato si discute ancora oggi

 

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Quindi il Labirinto e’ un tema che troviamo in molte culture diverse nei diversi secoli, tema intrigante e sconfinato che ho voluto rappresentare  nella mia ricetta ispirandomi al famoso Labirinto della Cattedrale di Lucca,  citta’ in cui vivo attualmente.

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Ma volevo la lavanda nella mia ricetta…..ero ispirata da Lei… io amo la lavanda..il suo profumo i suoi colori e la amo ancora di piu nella cucina…basta saperla dosare e diventa un piatto delizioso...

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Poi Ho scoperto che esiste in Germania un Labirnto di Lavanda a Kastellaun … (preparatevi ad un post…è a solo due ore di macchina da dove lavora mio marito…è fatta ci andrò al più presto fioritura permettendo)

 

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Ed ecco la progettazione finale del mio piatto che parla e profuma di tanti stimoli uniti da un attacco di arte…grazie al contest di Alice

 

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La circolarità della vita quotidiana….l’affannarsi dell’essere umano…e il premio…davanti ad un piatto

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un sottile labirinto di lavanda che conduce ad uno sfizioso cupcake alla lavanda al centro del piatto; ossia il giusto premio per coloro che si siedono davanti al piatto e che vogliono godere i piccoli piaceri della vita, questa volta terrena e materiale invece che spirituale…..una coccola per l’anima e per il palato…una goduria meritata…

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il mio labirinto finale è poco spirituale…è terreno e reale…un premio …perchè ce lo meritiamo…perchè ci fa bene…perchè ci piace!

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Anche il cupcake è un tripudio….la ricetta e l’idea è nata dalla mia musa ispiratrice…la regina degli impasti :VALENTINA

Lei aveva seguito le dritte di Nigella ed aveva creato dei cupcake alla lavanda le ricette servono da spunto..poi è giusto che ognuna le rielabori secondo i propri gusti…

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Questo è il mio personalissimo cupcake alla lavanda…

Ricetta cup cakes alla lavanda

Ingredienti per 12 cupcake

115gr di burro  danese a temperatura ambiente

115 gr di zucchero alla lavanda (ho usato quello di canna)

2 uova intere

115 gr di farina autolievitante bio

2 cucchiai di latte intero

1 cucchiaino di semi di vaniglia

2/3 gocce di olio essenziale di lavanda per uso alimentare

Per il frosting

 

  • 200 g di mascarpone
  • 50 gr di panna
  • 100 g di zucchero a velo setacciato
  • qualche chicco di lavanda essiccato
  • colorante alimentare

Procedimento

Riscalda il forno a 180°, Prepara una teglia da 12 mini muffin , inserendo in ciascun foro un minipirottino di carta.

Sbatti il burro e lo zucchero fino ad ottenere una crema morbida e soffice. Aggiungi le uova, una alla volta.

Setaccia la farina e incorporala al composto lentamente per non creare grumi.

Aggiungi il latte, i semini di vaniglia e due gocce di olio alimentare di lavanda.

Riempi gli stampini fino a 2/3 del foro. Inforna e cuoci per 15 minuti. Fai la prova stecchino perchè la cottura dipende dal tuo forno.

Una volta cotti lasciali raffreddare e procedi con il frosting.

Per il frosting monta a mano , eviterai che il composto risulti troppo liquido. Usa una saccapoche con un beccuccio a stella.

 

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Per il LABIRINTO

Con il compasso ho creato dei cerchi concentrici distanti un cm l’uno dall’altro.

Ho usato il righello per creare un labirinto equidistante e veritiero…

dopodichè con la marmellata di miritilli ho creato tanti puntini uno dietro l’altro.

Sopra ho versato dei chicchini di zucchero color glicine. Ho messo tutto in frigo per una notte per fissare il tutto.

Con questo post partecipo al contest Ricette a regola d’arte di Alice

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Puro attacco di arte…Mondrian e i colori primari!

Sono qui con il mio primo post dedicato al contest di Alice..(eh si ne ho un altro in bozza…stay tuned …) dedicato all’ ARTE e al CIBO, un contest originale e non facile

Mi ha impegnata per diversi giorni nel valutare idee e opzioni…la prima è stata MONDRIAN…la seconda che mi ha gasato tantissimo la vedrete a breve (ma anche quella di difficile attuazione)

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Nei contest stimolanti e non facili….io parto da un primo momento che sottovaluto il contest…’ma si che ci vuole’…poi un secondo momento LA CRISI…non so che fareeeeeeeeeee aiutooooooooooo….il terzo momento è dedicato allo studio….il quarto step all’applicazione….poi di nuovo studio e alla fine partorisco il post…il tutto ci vuole almeno un mese..ma un mese di crescita e di appagamento…è indubbio!

A me piacciono le sfide stimolanti che mi arricchiscono dentro…che mi danno un qualcosa in più…che mi fanno crescere e mi sento  con un sacco di voglia di capire…imparare…aggiornarmi…sognare di poter allungare le giornate a 48 ore…

sono momenti di caos creativo…di attacchi di arte…non sempre riescono bene…ma alla fine mi sento appagata e vitale…e questo è quello che conta davvero per me…

Stavolta tutto è partito da un’idea che avevo avuto per MTC   esattamente per la sfida n. 40

Io adoro il blog di  IDAFROSK 

mi fa tornare bambina…con la sua food art  naife , assolutamente geniale e creativa

ed è da lei che presi l’idea per le mia piadine ricordate?

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Per il contest di Alice sono partita da un’idea di Mondrian e dei suoi colori applicati al cibo…

Mondrian, pittore olandese di inizio novecento, ha subito anche lui l’influsso di Picasso e del cubismo quando visse a Parigi (ancora Parigi di inszio Novecento… che bella…) per poi tornarci negli anni Venti quando la sua pittura diventa quella che conosciamo oggi: un insieme di linee orizzontali e verticali che rappresentano la staticita’ dell’essere insieme a i tre colori primari: giallo, rosso e blu. Ricordo ancora i suoi quadri al MoMA come quello del Boogie Woogie….

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Ma, bando alle ciance, veniamo a noi e come è nata l’idea della mia ricetta finale….

son partita dall’idea primordiale delle fette di pane da toast

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sottilette peperoncini e mirtilli hanno dato il tocco di colore

girovagando fra libri e web in cerca di stimoli ho incrociato un’idea che mi ha colpita e che ho riadattato a modo mio

gli spaghetti al nero di seppia e le gelatine zuccherose per la mia idea di Mondrian e il cibo

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Purtroppo la luce non è delle migliori….domenica scorsa la luce non esisteva proprio , quindi perdonate le mie foto che non rendono giustizia al contrasto dei colori come avrei desiderato

ma ecco l’idea finale

non è venuta bene perchè non mi sono resa conto che il colorante alimentare (che non ho mai usato) venisse assorbito in un modo incontenibile dalla torta, che poi è venuta sfalsata…

e posso assicurarvi che ho tagliato la torta con il righello…

ho rivestito la fetta di torta con un pennello e del cioccolato fondente fuso e tagliato la fetta in modo da creare dei riquadri anch’essi rivestiti di cioccolato fondente.

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ho usato diversi tipi di colorante…ho provato con il colorante liquido biologico (mi sembrava meno dannoso) ma i colori erano assurdi …tenete conto che l’ho usato per il rosso diluendo con molta acqua …..ma alla fine forse per effetto fotografico è venuto meglio degli altri due tipi di coloranti che sono da cake design…

La torta è un plum cake con un impasto simil pandoro de noialtri…o babà ma senza liquore…..

Plum cake (de noialtri)

Ingredienti

300 g di farina bio tipo 0 Manitoba

3 uova

100 g di burro

100 g di latte

25 g di zucchero

10 g di lievito di birra

½ cucchiaino di sale fino

Lievitino

Sciogliere il lievito di birra con 50 g di latte tiepido e 1 cucchiaino di zucchero e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti. Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito.

Primo Impasto

Versare nella ciotola  del KA il resto della farina (230 g) e inserire il lievitino e le tre uova. Impastare  aggiungendo un cucchiaio alla volta di latte per ammorbidirlo un po’, facendo attenzione a non renderlo molle; poi impastare energicamente,  per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.

Secondo Impasto

In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (20 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva. Lavorare energicamente l’impasto per 15 minuti circa.

Quando inizierà a staccarsi dal recipiente ed inizierà ad avere delle d’aria il nostro impasto è pronto.

Imburrare uno stampo da plum cake grande ed adagiarvi il composto , che porrete coperto con un telo umido e lasciarete lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore, fino a triplicare di volume.

Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.

Dopo circa 10 minuti di cottura coprire con un foglio di alluminio, per evitare che la superficie scurisca.

A cottura ultimata lasciar intiepidire per 15 minuti .

Con questo post partecipo al contest di Alice ‘Ricette a regola d’arte’

 

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L’oro della nostra Italia…l’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

ebbene si….ho il diploma di MAESTROD’OLIO…roba da non crederci…

un link su facebook…uno stimolo da Cristina ..il periodo poteva andare bene….nessun impegno particolare di lavoro o di famiglia…

perchè no? un Corso alla scoperta dell’olio extravergine…sei incontri ….un programma ambizioso …ero curiosa ed interessata…e poi era organizzato da Fausto Borella…un nome e una garanzia nel mondo dell’olio extravergine …la location una certezza il ristorante IL GIGLIO ..mi son lanciata e ho provato!

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Un corso che ci ha accompagnato attraverso gli odori ed i profumi del nostro olio….dalla storia , alla realtà nella nostra Italia, ai sistemi di produzione, all’olivicoltura e le cultivar italiane per poi giungere ai benefici dell’olio extravergine nella nostra salute…

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Molti gli interventi di esperti che son stati sintetici e chiari….vorrei citare anche l’incontro con il formaggio Dè Magi di Arezzo …altra realtà di eccellenza toscana che non conoscevo e della quale sono rimasta estasiata…

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per ogni incontro avevamo uno chef d’eccezione dei tre ristoranti lucchesi che fanno parte di Enjoy Lucca, il quale proponeva ricette e accostamenti per poter esaltare il sapore del cibo associato all’olio extravergine…

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ci hanno fatto scoprire  lezione dopo lezione gli abbinamenti cibo-olio…una scoperta anche qui….per me se un olio era buono andava bene e punto…ed invece gli olii troppo forti come i siciliani ad esempio, che io personalmente adoro….sono i più difficili da accostare perchè  possono sovrastare  il sapore di alcuni tipi di cibo…

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Nel programma era prevista la visita ad alcuni frantoi della zona e il pranzo alla Fattoria di Fubbiano…un paradiso di prodotti di eccellenza lucchese come i vini   , olio extravergine , miele, aceto di vino, grappa, marmellate, ecc.

Insomma tra una chiacchera e l’altra, discutendo di polifenoli e perossidi, abbiamo conosciuto persone interessanti, visitato posti deliziosi e soprattutto imparato che anche nell’olio, come nel vino, c’e’ un’innumerevole varieta’ di profumi e sapori che rendono tale argomento veramente affascinante….

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Volevo invitarvi tutti a LUCCA nel week-end del 13-15 Febbraio per visitare ExtraLucca e assaggiare alcuni di questi olii particolari che dovrebbero fare  dell’Italia la patria dell’Olio d’oliva extravergine di qualita’….l’evento sarà organizzato nella storica Villa Bottini, dentro le Mura.

Le foto che vedete in questo post sono di MELA FULCINITI

Il bello delle mostre… Picasso, la Spagna e… l’Italia

Le festività appena finite sono state utilizzate per vedere con immenso piacere e rilassatezza le mostre che ci siamo persi negli ultimi mesi… I primi giorni di gennaio sono stati dedicati per una rapida puntata a FIRENZE per vedere la mostra di Palazzo Strozzi su Picasso e gli altri pittori spagnoli di inizio ‘900 intitolata “Picasso e la modernita’ spagnola”

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Come sempre in queste mostre ci sono pochi quadri famosi di autori di spicco e poi molti altri di autori minori. In realta’ e’ proprio questo uno degli aspetti interessanti di queste mostre: ossia venire a conoscenza di artisti che normalmente non ti farebbero soffermare per piu’ di 10 secondi in un qualunque museo…. Insomma, oltre ai Picasso, Dali e Miro’ (tra l’altro sorprendente un giovane Miro’ che a vent’anni…. scimmiotta Van Gogh…), mi hanno colpita i : Juan Gris, Maria Blanchard, Manuel Angles Ortiz che gia’ prima degli anni ’20 avevano interpretato a modo loro la modernita’

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Infatti il filo conduttore della mostra e’ la modernita’ spagnola che si afferma dopo gli anni ’20 del Novecento, quando Picasso abbandona il Cubismo e inizia il percorso di “destrutturazione”

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facendo il precursore a movimenti avanguardisti successivi come il Surrealismo e preparando il capolavoro di Guernica….. a proposito che spettacolo le teste di donne piangenti del Maestro del 1937…

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fino ad arrivare a diventare “antiquato”: ci pensate a Picasso, ormai mostro sacro, antiquato negli anni ’60…?!? E con le diverse versioni de “il pittore e la modella” del 1963, si conclude la splendida mostra… Inutile raccontarvi episodi legati ad un quadro piuttosto che alle passioni amorose di Picasso….le trovate senza problemi visitando il web o leggendo un libro o andando alla mostra stessa… Piuttosto vorrei fare le mie riflessioni su tre aspetti che mi sono venuti alla mente dopo aver visitato la mostra : 1) La modernita’ nell’arte tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo 2) L’influenza del contesto storico-politico per lo sviluppo artistico del periodo in Spagna 3) Il confronto dell’arte spagnola e italiana nel periodo tra le due guerre   Il periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo e’ stato un periodo storico in Europa tra i piu’ lunghi senza guerre; in Italia dalla III guerra d’indipendenza (1866) all’inizio della I guerra mondiale passano quasi 50 anni! In quel periodo di pace abbiamo la seconda rivoluzione industriale, nella pittura in Italia si sviluppa con il mio concittadino Fattori e i macchiaioli, ma nello stesso tempo a Parigi si affermano gli Impressionisti, nasce il cinema con i fratelli Lumiere nel 1885 e la capitale francese si consolida al centro del mondo nel 1889 con l’Expo e raccoglie tutte le avanguardie artistiche: insomma Parigi e’ il centro della “modernita’”. Nel frattempo Freud pubblica nel 1899 “L’interpretazione dei sogni” , si afferma la psicanalisi con relative influenze in tutta Europa e nelle diverse forme artistiche lasciando libero sfogo al subconscio…   (immagine tratta da www.michaelclark.name) Insomma…. si mettono le basi per un grosso salto in avanti nello sviluppo della societa’ europea che vengono fermate solo temporaneamente dalla tragedia della I guerra mondiale: infatti al temine della guerra, nei “felici anni venti”…abbiamo le prime traversate oceaniche in aereo… la modernita’ “scoppia” letteralmente… dando pero’ luogo anche a quei fenomeni negativi che porteranno ai “cupi anni trenta” con la crisi economica e tragedie totalitarie che ci accompagneranno alla seconda guerra mondiale. La mia conclusione comunque e’ che devono essere stati “culturalmente” bellissimi gli anni ’20, in Francia ma non solo, con un fervore intellettuale e una spinta propulsiva incredibile…. e quello che vediamo in mostre come questa e’ soltanto la punta di un iceberg che rappresenta questo fenomeno europeo…

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(immagine tratta da Vogue ) In secondo luogo, focalizzandoci maggiormente sulla Spagna, gli anni ’20 prepararono il terreno per la seconda repubblica spagnola che nasce nel 1931 e poi purtroppo alla guerra civile nel periodo 1936-1939, prima dell’avvento del regime franchista. Ossia la Spagna e’ avanti rispetto agli altri Paesi nella ricerca della liberta’ e negli anni ’20, grazie agli artisti spagnoli emigrati a Parigi come Miro’ e Dali’, nasce il Surrealismo. Negli anni ’30, grazie alla situazione politica repubblicana e forti della loro popolarita’, questi artisti organizzano una grande esposizione a Barcellona in onore di Picasso che viene celebrato come “mito necessario”, seppur non piu’ all’avanguardia come altri… Insomma si crea una coscienza spagnola e si creano le basi per un capolavoro come Guernica, rappresentazione drammatica della guerra civile spagnola

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grazie al dramma si creano delle opere eccezionali come questa, ma sempre come risultato di un percorso di studio e di dialettica culturale… (nella mostra sono esposti alcuni dei suoi studi…che dureranno due anni prima di partorire Guernica).. e comunque prima di questa mostra, non avevo mai focalizzato l’attenzione sulla grandezza artistica e culturale spagnola nel periodo fra le due guerre. In terzo e ultimo luogo…viene da se’ il confronto fra l’arte moderna spagnola e quella italiana dello stesso periodo… Faccio rapidamente il paragone con la pur bellissima mostra sul Futurismo che ho visto quest’estate a New York al Guggenheim…(oltre alla bella organizzazione, devo dire che il luogo aiuta molto…) Mi ricordo che allora conclusi che il Futurismo e’ stato un movimento artistico e culturale MOLTO interessante e che in Italia forse abbiamo sempre messo l’attenzione piu’ sugli aspetti politici negativi… che su quelli positivi di un movimento strutturato e organizzato… che ha dato luogo ad espessioni artistiche originali nei campi della moda, della pubblicita’, dell’architettura piu’ che nella pittura e scultura…

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…dobbiamo pero’ ammettere che il futurismo non ha mai raggiunto vette artistiche singolarmente degne di essere ricordate… Per non concludere in maniera disfattista e per riscattare il nostro orgoglio italiano, devo citare un paio di alte espressioni artistiche del periodo! Una e’ De Chirico con la sua pittura metafisica Giorgio De Chirico, Le Muse inquietanti, 1917 … e l’altra quella del nostro GRANDISSIMO pittore maledetto  livornese… ossia Modì

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 Ma di Modigliani ve ne parlerò in un post dedicato alla sua mostra a Palazzo Blu a Pisa …un post che vorrei dedicare con il cuore ad un mio concittadino e alla sua vita….e alla mia Livorno di oggi…

Il cibo e il filosofo

Domenica scorsa  a Montecatini, alla rassegna “Food & Book” all’interno dei bellissimi edifici liberty delle Terme Tettuccio, ho ascoltato un “filosofo del cibo”, Nicola Perullo,  che ha presentato il suo libro “La cucina e’ arte?”, edito nel 2013 da Carocci editore.

 

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Come sapete, anche se abito a Lucca da molti anni, sono una livornese DOC e, ho scoperto solo dopo che lo e’ anche l’Autore.  Egli, come molti di noi, ha lasciato la citta’ e ha fatto esperienze professionali altrove…. Il suo CV e’ molto interessante e sentirete parlare di lui anche in altri ambiti a causa dei nuovi incarichi che ricopre…. ma da persona schiva e competente quale è, si è presentato soltanto come filosofo e professore universitario di Estetica.

 

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Il libro e’ abbastanza complesso e assolutamente interessante, e per questo lo leggero’ con calma, ma oggi nella presentazione sono venuti fuori argomenti  che possono far riflettere tutte noi foodblogger che siamo appassionate di cibo, anche come rappresentazione e comunicazione.

Alla domanda oggetto del titolo egli risponde che la cucina “può” essere arte se vengono rispettate certe condizioni che l’Autore spiega in nove tesi.

Ma la cosa piu’ bella e incoraggiante per noi è che il successo della cucina di oggi non e’ dovuto solo ai grandi chef come Adria’ e Bottura, ma ad un processo che parte dalla scelta di materie prime, coltivate con certi criteri, elaborate con creativita’ e passione, presentante in ambienti piacevoli e gustate da noi con uno stato d’animo giusto e aperto.

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Se uno di questi passaggi viene meno, perdiamo il concetto di arte. Mio marito, da ingegnere,  direbbe che tutta la “supply chain” deve essere sotto controllo per avere un risultato di eccellenza ed il terminale di tale catena siamo proprio noi che gustiamo un piatto come quando contempliamo un quadro in religioso silenzio seduti in un museo.

Mi viene in mente Carlo Petrini quando afferma in uno dei suoi libri che “mangiare è un atto agricolo”, parafrasando Wendell Berry, contadino/poeta/saggista del Kentucky…

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Insomma se rispettiamo certe condizioni di studio, duro lavoro, riscoperta delle tradizioni, elaborazione, innovazione, sperimentazione e verifica dei risultati, la cucina, da scienza si puo’ trasformare in arte. Ossia partendo dall’artigianato delle nostre nonne e mamme, passando per la scienza della cucina arriviamo all’arte….

Ma artisti non ci si improvvisa riproducendo semplicemente uno scarabocchio che possiamo vedere al MoMA… l’Autore ricorda che il Picasso che conosciamo, e’ passato attraverso tutte le fasi di studio della pittura dei classici e che era in grado di dipingere Madonne tradizionali dalla bellezza straordinaria…. analogamente il famoso e criticato Adria’, che pure cita spesso Picasso, e’ arrivato alla cucina molecolare dopo anni di duro lavoro….il nostro Bottura ricorda sempre le tradizioni culinarie di famiglia…. ossia ci vuole forma e sostanza… presentazione di un piatto ma anche un sapore che non si dimentica.

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Oppure puo’ essere arte anche fare un piatto comunissimo come una  pizza, anzi forse è anche piu’ difficile poiche’ tutti siamo in grado di giudicarlo. Infatti ciascuno di noi ha una propria idea di pizza legato al nostro passato e al nostro gusto… quante volte siamo andati in pizzeria e siamo rimasti delusi perche’ cio’ che abbiamo ricevuto non rispecchiava le nostre aspettative? Magari semplicemente perche’ abbiamo aspettato troppo o perche’ la pizza era stata servita tiepida…

Concludo dicendo, da non-filosofa e da non-cuoca professionista, ma da appassionata di cucina, di fotografia, di emozioni legate al cibo, e questa è la ragione per cui ho aperto il blog, che credo fermamente che ….”anche”… il “mezzo e’ il messaggio” (McLuhan docet): questa credo sia l’essenza della blogsfera…

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Ossia oltre alla sostanza del piatto e la bravura culinaria in sè, che non credo di avere… è importante come un piatto viene comunicato, descritto, rappresentato visivamente, per le emozioni che il suo racconto puo’ suscitare, per i ricordi legati ad una persona cara o ad un momento particolare..

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Forse questo per l’Autore non è arte, ma in fondo un’ arte senza pubblico non è un’arte… e in quest’arte tutte noi abbiamo uno spazio… ed è per questo che siamo qui, ognuna con le proprie qualita’ e passioni….

 

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