Cheesecake…il modo migliore per andare a Ny senza prendere l’aereo…(M.Grossman)

Correvano gli anni ottanta…ed io ero una ragazza…incontrai mio marito e fu amore…di quelli veri …che durano nel tempo….un tempo immemorabile scandito dalla complicità ..dai viaggi…dal cinema…e dalla musica…

La musica ci ha sempre attraversati…dai tempi delle discoteche…alle feste…ai piano bar…al pop-rock nei pub inglesi…al jazz delle scimmie milanesi…

poi siamo diventati ‘grandi’ e fu amore con i cantautori italiani…quelli i cui testi erano poesia pura…ricordo ancora la mia prima sensazione di euforia ..mettere a tutto volume Paolo Conte e urlare a squarciagola ‘Un gelato al limone’ nella nostra nuova casa …in mezzo ai monti…un posto desolato e altrettanto bello….a noi pareva un sogno..il nostro sogno di libertà

E fu cosi che  arrivò nostro figlio…e fu amore triplicato all’ennesima potenza…lo coinvolgevamo nelle nostre canzoni…ad un certo punto verso il 2005, mio marito decise che era arrivato il momento di ascoltare ‘musica vera’…e iniziarono a fare lunghe pause ‘fra uomini’ nei negozi di cd di tutto il mondo…alla ricerca di ‘buona musica’ quella di elite…quella di un tempo… come Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull… ma anche quella piu’ attuale dell’epoca come U2, REM, Radiohead…

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Cibo e musica, sempre presenti nella nostra vita  e nei nostri viaggi…

e oggi vi parlero’ del  Breakfast in America  per ME..proprio quello che mi ha  rimandato dritta dritta  alla hit del famoso gruppo rock progressivo dei Supertramp, nato in America nel 1970…ed esploso nel 1979 proprio con l’album Breakfast in America che spopolo’ in tutto il mondo  …

Ricordo quando lo ballavamo al Frumpy …mitica discoteca sulla Pisorno a Tirrenia …erano i nostri vent’anni…ballavamo fino ad essere sfiniti..sudati e soprattutto felici…

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Se leggete la traduzione della canzone …troverete del salmone come protagonista assoluto…e se penso al salmone penso al pranzo newyorchese e non alla colazione…esattamente da Murray’s Bagels 500 Avenue of the Americas…DIVINI!!!!

Il  “Breakfast in America” per me  è  Manhattan  … e’  Eisenberg’s  sulla 5TH Avenue….è una cheesecake…

è qui che ho assaggiato la migliore cheesecake della mia vita ed anche la più grande fetta di torta che io abbia mai visto…in una colazione di diversi anni fa….in uno dei nostri viaggi nella grande mela…

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Questo classico dolce newyorchese è facile da preparare …qui vi riporto una ricetta  tratta dal libro di M. Grossman …una ricetta  del Caffè italiano a NY ‘La fortuna’ famosissimo negli anni 70…uno dei rifugi preferiti di John Lennon (tanto per rimanere in tema di colazione e musica)…personalmente riadattata da me…con del mascarpone in aggiunta alla ricotta…e con dei biscotti integrali per base…al posto della farina…una cheesecake tutta italiana…

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Ingredienti

150 gr di burro fuso

250 gr di biscotti integrali

250 gr di mascarpone

250 gr di ricotta

4 uova

4 cucchiai di zucchero di barbabietola

2 cucchiai di fecola

Marmellata di mirtilli home made

un pizzico di sale

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Procedimento

Frullare finemente i biscotti e unirli al burro fuso.

Stendere il composto nella teglia foderata da carta forno e appiattirlo schiacciando bene con le mani il composto, che sarà il fondo della torta.

Mettere in frigo.

Montare a crema i tuorli d’uovo con lo zucchero.

Aggiungere il mascarpone, la ricotta, la fecola e mescolare fino ad avere una crema liscia e senza grumi. Aggiungere i 4 albumi montati a neve col pizzico di sale.

Versare la crema sul composto di biscotti e infornare per circa 40 minuti (fino a quando la superficie della torta diventi dorata e inizi a spaccarsi formando delle crepe)

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Una volta freddo cospargere la superficie con la marmellata di mirtilli calda (diluita con un cucchiaio di acqua).

In mancanza della marmellata di ottima qualità (questo è indispensabile) potete usare anche mirtilli freschi o surgelati. Potete farli addensare con un paio di cucchiai di zucchero e il succo di mezzo limone.

 

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Un morso …di questa torta..e…senza bisogno di prendere l’aereo sono catapultata in America..con la mia colazione preferita…un caffè lungo caldo e infinito…come la  storia d’amore fra me e mio marito…

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Pesto di peperoni rossi con pinoli e aglio arrostito…

Ero ancora molto piccola…Raccoglievo i pinoli nel giardino di Fabrizio il mio amichetto storico…lui aveva quasi un piccolo parco e noi due giocavamo spesso soli… può sembrare triste ma posso assicurarvi che ho ricordi intensi e gioiosi di quel periodo…più che altro ricordo la luce dei tramonti sul mare…la resina appiccicosa… la fatica ad aprire quelle pigne secche e scovare il guscio polveroso dei pinoli…ricordo che riuscivamo a farne scorpacciate…li rompevamo con dei sassi…mi sentivo trasgressiva…il profumo del mare circondava la casa di Fabrizio…mi sentivo libera …

Ho perso le tracce di Fabrizio…so che è diventato medico….ed i suoi genitori vivono ancora nella vecchia casa con i pini giganteschi accanto al mare…

Per questo pesto ho usato degli ingredienti che amo particolarmente e che mi ricordano la mia città e il suo mare..la mia toscana… i pinoli della tenuta di San Rossore…il profumo e l’aroma dei ricordi…il sentore di libertà…che secondo me è la vera gioia della cucina…

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Per 4 persone:
60 gr di pinoli tostati biologici di San Rossore
3 teste di aglio arrostite
2 peperoni rossi arrostiti e spellati
½ cucchiaino di pepe di cayenna
Olio extra vergine di oliva toscano
Sale e pepe a piacere
50 gr di caprino

 

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Un piccolo peperone giallo arrostito e tagliato a listarelle.
Polvere di prezzemolo (per aromatizzare il condimento ).
Ho utilizzato il pestello di legno (quello di marmo lo uso per le spezie) e lentamente è venuta una poltiglia che ho irrorato con l’olio.

 

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Gran parte dei peperoni li ho passati al mixer, ma questo solo per gusto personale…in quanto adoro le cremine avvolgenti sulle fettuccine ruvide casalinghe.
L’aglio è stato arrostito in forno a 200°C ed irrorato precedentemente con dell’olio.
Il sapore della crema di aglio è delicatissimo.

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Il prezzemolo è stato messo in forno con lo sportello semiaperto a 150 °C per circa 30 minuti e solo dopo essersi raffreddato l’ho frullato, creando una polvere.

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Con questa ricetta partecipo al contest di Profumo di broccoli

 

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Un semplice albero di Natale….

Per me l’albero di Natale non è MAI  stato semplice…è un rito completo…

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l’albero di Natale predispone la casa…l’arredamento…un motivo ricorrente…un colore dominante…tutto ruota attorno all’albero del Natale dell’anno in corso…e quell’albero rappresenta un  mio modo di essere….di vedere la realtà del momento…di vivere l’arredamento con la gioia del cambiamento e dell’innovazione…

è come una crisi creativa a tutto tondo…

 

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dove l’energia vitale del cambiamento e dell’accostamento dei colori e stili diventa fondamentale …

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la casa ruota nello stile del momento….i fiori…le candele…i cuscini..la tovaglia..i piatti…e perchè no….i centrotavola…e anche il cibo…

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ah il cibo per Natale assume una connotazione completamente diversa…

vige la regola della COCCOLA ASSOLUTA

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cibo che ti accarezza ancora di più…cibo prezioso…assolutamente chic e semplice allo stesso tempo…

non manca mai un cesto con leccornie artigianali…per gli amici…per noi…la qualità deve essere assoluta per sentirsi bene…

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quest’anno sulla scia del mio ultimo viaggio …..il mio natale è stato NOrDICO…o meglio sullo stile nordico..vedete io parto sempre da stili assoluti che poi declino alla mia maniera…perchè non riesco ad essere fiscale fino in fondo…mi lascio prendere da una nuance…da uno scintillio…ma poi non riesco ad essere coerente..e mi lascio trascinare da un colore o da un azzardo contrastante con il motivo che ho scelto

 

 

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in fondo è bello anche la flessibilità…l’arrendersi a qualcosa che ti piace e che non sei cosi convinta che sia perfettamente in tono…evviva l’incoerenza e l’assoluta libertà..

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Oggi voglio farvi gli auguri di Natale…

con una poesia…

affinchè il Natale ci rinnovi i valori….affinchè il Natale ci avvicini….ai ricordi..al presente…

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una preghiera ai miei cari…che saranno con me…per sempre…nei miei ricordi…e nella mia vita…perchè io sono quello che loro mi hanno insegnato ..nel bene e nel male…mi accetto e mi voglio bene…anche e soprattutto grazie a Loro..

BUON NATALE Amiche care…

buon Natale 2014….col cuore per VOI

 

Camminando si apprende la vita
Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi né imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
Camminando si apprende la vita camminando si conoscono le cose camminando si sanano le ferite del giorno prima. Cammina guardando una stella ascoltando una voce seguendo le orme di altri passi. Cammina cercando la vita curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.
Rubén Blades
Auguri!

 

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Una sera di Maggio e il mio babà dell’amicizia…..

Mtc ha lanciato la sua sfida…B A B A’…. sontuoso… ricco… barocco…

Lo immagino al centro della sala da ballo del Gattopardo… quando la Cardinale volteggia con il suo abito bianco… bellissima…intensa…leggiadra

i Borbone… un meridione con gli occhi da lupo..intensi e profondi…

In realtà le origini del babà vanno collocate in epoche lontane e, soprattutto, in terre straniere…..

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La storia del baba’ , che qui vi riporto brevemente ripresa dal sito biobaba,  e’ lunga e affascinante…. nasce in Francia nel ‘700 grazie a Stanislao Leszczynski re di Polonia e suocero di Luigi XV…un re appassionato di cucina e soprattutto di dolci della tradizione austriaca (come dargli torto?)…leggenda vuole che il babà sia nato proprio da una rivisitazione dello strudel …..pensate che per richiamare note dell’oriente (altra passione del re) veniva usata uvetta di Corinto e di Smirne e zafferano nell’impasto…e sulle scia delle Mille e una notte e di Ali baba…che il re ideò il nome BABA…

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Questo dolce impiegherà quasi settant’anni per arrivare a Napoli….

Che storia affascinante… quanta maestria dietro… quanti esperimenti e saper fare…

L’insediamento ufficiale è nel manuale dell’Angeletti, cuoco di Maria Luigia di Parma (1836). Per molto tempo resterà, quindi, un dolce delle cucine aristocratiche e solo dopo l’Unità d’Italia arriverà nelle pasticcerie, privato definitivamente di una componente (i canditi), aromatizzato e bagnato…

 

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E cosi mi sono cimentata per la terza volta nella mia vita in un babà… avevo fatto un corso anni fa e la ricetta prevedeva l’utilizzo di patate per rendere più morbido l’impasto…la ricetta della nostra insegnante era stata tratta dal libro “La vera cucina di Napoli” di J. Carola Francesconi…..il corso si basava sulla cucina delle feste natalizie..e fu per un natale di anni fa che mi cimentai nel mio primo babà…lo riempii di crema chantilly al centro e con fette di arance candite morbide disposte sul dolce cosparso di chicchi di melograno….un tripudio dei sensi… posso assicurarvelo…

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Questa volta l’ispirazione mi è venuta da una cena che ho fatto lo scorso venerdi con amici carissimi… ho colto l’occasione per una cena che semplice non era… a causa della ricercatezza di un vino unico, sia per la sua importanza oggettiva  che per il ricordo che esso rappresentava per me… gli stessi amici di questa sera me lo portarono piu’ di vent’anni fa’ quando vivevo sempre sulla montagna pistoiese… tale bottiglia ha girato  con me passando di cantina in cantina…d casa in casa… ha visto nascere nostro figlio…

Lui è stato il protagonista l’altra sera…

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le pietanze hanno girato come un satellite attorno ad esso… serviva un dolce altrettanto all’altezza della cena…..quale miglior dolce di un babà???

A questo punto è scattata la ricerca dell’allestimento…che secondo me è tutto in una ricetta…come lo presenti è di fondamentale importanza…ho comprato delle rose e mi son lasciata ispirare…avrei voluto dei petali…tanti infiniti immensi petali ovunque…ma c’era molto vento e la fotografia non si poteva certo fare….ho aspettato gli ospiti per condividere con loro la foto…i pannelli..e anche il set…che ho lasciato scegliere a loro per coinvolgerli nel mio mondo…in quello che vivo e per renderli una volta di piu partecipi con me del mio blog…hanno scelto il giardino…il verde…la bottiglia antica di mia suocera per il rum..e i bicchierini e i piatti di mia nonna…le forchette d’argento lineari…

è stato come tornare bambini e giocare assieme…

loro che mi leggono dalla Svizzera..stavolta hanno visto come nasce un post….

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il dolce è proprio come lo volevo io….sontuoso ricco e barocco… elegante per una cena importante …il lucido era assolutamente perfetto…per la mia idea di lucidità di un babà…il rum non era troppo intenso…e con la chantilly si sposava a meraviglia…una goduria pura…

ci siamo divertiti e abbiamo riso facendo le foto…e ce lo siam goduto nel dopo cena…mugulando di piacere..ad ogni morso…

non mi interessa gareggiare..non mi interessa vincere..

invece mi interessano gli stimoli e la gioia nell’attuarli…e come in questo caso…il babà è stato fonte di lavoro ma anche fonte di gran divertimento e condivisione….

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Ringrazio una persona in particolar modo…che mi ha procurato le fragoline di bosco e mi ha aiutato nell’allestimento di un baba ingestibile e debordante…la dolce  e cara Sandra  senza di lei non sarebbe stato possibile questo splendore…lo so me lo dico da sola ma sono troppo fiera…

protagonista assoluto di una cena in una sera di maggio all’odore di rose e rum…risate e ricordi…

 

Con questa ricetta partecipo alla sfida di Maggio, la n.39 dell’ MTC CHALLENGE…

Per la ricetta ho seguito esattamente le dritte di Antonietta  del blog La trappola Golosa

Unica eccezione ho usato il mio nuovissimo KA….

Per la chantilly ho usato la proporzione di mezzo litro di crema pasticcera con 200g di panna montata non zuccherata….

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Dietro le quinte…..

Perdonate le inquadrature …… ho avuto difficoltà a concentrarmi e a non fare le foto mosse ….perchè ridevo….e c’è voluta tutta a gestire tre buone forchette affamate davanti a un Babà…..

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mi sono divertita come una pazza…

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questa la documentazione ….

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il disastro di troppa lievitazione……..

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la massima goduria….intingere le dita nella chantilly….

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…la bottiglia protagonista della cena …..

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Un brindisi a tutte voi che passerete di qua a leggermi….buon fine settimana…

 

Fegatini di pollo con radicchio trevigiano, nocciole e salsa all’arancia

Mia nonna Irene mi chiamava ‘cecio’… era paziente… non ricordo di averla mai vista arrabbiata davvero con me…e credetemi …io ‘una ne pensavo e cento ne facevo’… non so se anche gli altri bambini erano come me…forse si…ma la mia infanzia è finita presto..ho cercato di mantenerla con le unghie e con i denti… ma è fuggita via…ti rendi conto che fugge via quando piangi…piangi e lentamente lasci i giochi.. .e ti devi preoccupare di te…non lo capisci al momento….ma inizi a cercare un posto nel mondo… lentamente… sbagliando… cadendo… rialzandoti… ho fatto errori… ho cercato di rimediare… ne ho fatti altri… mi sono leccata le ferite e mi son rialzata… cercando un equilibrio…

 

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Nonna Irene faceva colazione… ed iniziava a cucinare al mattino presto per il pranzo…lei non buttava via niente…tutto si riciclava…tutto era buono… non cucinava in modo elaborato…i suoi cibi erano semplici… diretti… senza troppi fronzoli… è grazie a lei che ho odiato il cervello fritto…e ho adorato il fegato che mi cucinava in diversi modi…ed io li amavo tutti… alla veneta… al burro… al marsala…per non parlare dei crostini toscani con i fegatini di pollo… quando aspettavo mio figlio i crostini diventarono una vera fissazione… chissà perchè!!!

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Questa è una versione di fegatini di pollo chic… non so se a nonna sarebbero piaciuti… forse sarebbe inorridita di accostare il miele alla trevigiana… lei così semplice… diretta e senza fronzoli…

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ma la ricetta è di Igles Corelli… e lui è il mago della cucina semplice ma elaborata allo stesso tempo con un tocco personale e originale… amo la creatività che ci mette anche in un semplice antipasto di fegatini di pollo come questo..

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Ingredienti

4 fegatini di pollo puliti (circa 300 gr)

1/2 litro di brodo di pollo

2 cespi di radicchio trevigiano tagliati a metà

40 gr di nocciole

2 arance

2 cucchiaini di salsa di soia

1 peperoncino (facoltativo)

1 cucchiaino di miele

2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

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Procedimento

Scottare i fegatini nel brodo per circa dieci minuti (dovranno rimanere rosati all’interno). Scolarli, salarli e peparli e conservarli in caldo.

Pulire, lavare e asciugare i cespi di radicchio, dividerli a metà e saltarli in padella con un filo di olio. Quando sarà ben rosolato, bagnare con il succo delle arance, aggiungere la salsa di soia , il pepeproncino tritato e il miele. Salare e far ridurre il liquido della metà. Tagliare le nocciole a fettine sottili e tostarke rapidamentente in una padella antiaderente senza alcun condimento.

 

 

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 Con questa ricetta partecipo al contest di ricette “il quinto quarto” di MFC di Aprile 2014

Torta di verdura lucchese coi becchi

Tempo fa parlavo con un mio caro amico lucchese doc… mi raccontava che per il Pellegrino (qui a Lucca si chiama così il lunedi dell’Angelo o Pasquetta) si riunivano i ragazzi  armati di zaino e merenda al sacco…. si avventuravano per lunghe passeggiate… si sentivano liberi e audaci… e camminavano per ore …

Alcuni di loro osavano la maglietta a maniche corte… altri avevano le scarpe da ginnastica ultimo tipo… i più fortunati ovviamente…

quella merenda nello zaino era costituita dalla torta coi becchi che qui esiste in tre versioni: al cioccolato, alle erbe e all’amaretto.

 

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Le nonne erano le artefici delle magiche torte casalinghe… ho provato a chiedere a qualche anziana lucchese la ricetta ‘vera’… ognuna la cucina a proprio modo…  come la nonna … la mamma… o la zia… le hanno tramandato… con il riso… con il pane… rum… limoncello… pepe…prezzemolo….cannella o noce moscata… insomma un gran caos culinario assolutamente soggettivo e familiare…

Il sapore finale è morbido, delicato e speziato… una goduria… e mai penseresti che l’ingrediente principale sia la verdura…

 

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 …se vi capita di passare da Lucca acquistatela in centro storico dal ‘Taddeucci’  in Piazza San Michele… dove potrete trovare anche altre specialita’ lucchesi

 

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La ricetta è semplice…. una frolla debordante sulla teglia per poi tagliare in modo obliquo la frolla e riavvolgerla su se stessa in modo da formare la forma di un becco… è questa la sua particolarità…

Ho deciso che la mia fonte principale fosse la mia vicina di casa ultraottantenne e lucchese fin nel midollo… dal suo cancello arrugginito mi parla agitando le mani ruvide dove il tempo ha scavato lunghi solchi violacei… per lei la ricetta è una cosa seria… mica da ridere eh! la faceva sua nonna… e NON SI USA IL RISO… giammai!!! solo pane… e MAI il prezzemolo… le erbe devono essere quasi insapori… solo ed esclusivamente spinaci e bietola (solo la parte tenera)…

Sono mondi… mondi esclusivamente femminili… di mani sapienti … che tramandano le antiche tradizioni di famiglia… dove la ricetta non è altro che una formula chimica ricca di secoli di storia familiare…

 

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Uso questa ricetta per gli amici labronici… per i parenti che non sono di Lucca… e restano ogni volta a bocca aperta… non credono che l’ingrediente base sia la verdura… eppure gli ingredienti mescolati con arte… donano una torta dal sapore originale…. delicato… dove la cannella e lo zucchero di canna la fanno da padroni… e le arance candite e l’uvetta col vin santo… danno aroma al tutto….

Vi svelo questa ricetta segreta della famiglia della mia vicina… non so se apprezzerebbe vederla resa nota sul web… lei ne è gelosissima… ma credo sia una forma di passaggio delle sue tradizioni familiari… e questo mi piace… lei vivrà anche attraverso questa ricetta sul web…e questo è un omaggio a Lei..e alla sua gentilezza..e al dono che mi ha fatto…

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Ecco a voi la ricetta, per le dosi mi sono affidata qui , visto che la mia vicina ha parlato  solo di manciate a occhio…

 

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Ingredienti:

per la pasta frolla
250 g di farina
100 g di zucchero
3 tuorli
100 g di burro
Per il ripieno
250 g di bietole lessate (solo la parte tenera)
100 g di zucchero
1 bicchiere di latte
100 g di pane raffermo
50 g di uvetta
50 g di pinoli
50 g di arancia candita
1 tuorlo
2 uova
1 limone
1 bicchierino di vin santo
cannella
noce moscata
sale
pepe

Procedimento

Versate il latte in una ciotola, aggiungete il pane raffermo e fatelo ammorbidire. In un’altra ciotola  lasciate a bagno le uvette col vin santo. Nel frattempo, preparate una pasta frolla lavorando insieme la farina, metà zucchero, tre tuorli e il burro. Tiratela a disco e foderatevi una teglia imburrata e infarinata, in modo da ricoprire anche il bordo, bucherellate il fondo e tenete da parte in frigo. In una padella lasciate fondere una noce di burro, insaporitevi la bietola lessata (ben strizzata) e tritata per dieci minuti, salate e pepate. In una terrina amalgamate la bietola con il pane e le uvette ben strizzati, le uova e il tuorlo, la buccia grattugiata del limone, i pinoli e le arance  a pezzetti. Spruzzate il composto con il vin santo, mescolate, unite lo zucchero di canna, un pizzico di cannella e uno di noce moscata, amalgamate il tutto e versatelo sulla pasta. Ripiegate all’interno il bordo di pasta che sporge e con il coltello tagliatelo a triangoli intervallati formando una corolla di “becchi”. Infine una spolevrata finale di zucchero di canna mischiato a cannella e infornate.

Cuocete in forno caldo a 180° per quarantacinque minuti.

 

 

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Con questa ricetta partecipo al contest dell’Italia nel Piatto Raccolta di Maggio: ricette da Pic Nic

 

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La mia cucina… la storia della mia vita…

Nella cucina si intrecciano le storie di una vita… attraverso i sapori… i ricordi…gli odori…gli oggetti… le parole…

flash back di un mondo che non c’è più…eppure vive … vive attraverso me…

 

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io conservo gelosamente i ricordi di me bambina…adolescente ribelle…giovane donna testarda…donna matura e forse più saggia… ma solo un poco eh!

ricordo che non mi piaceva la cucina …nè cucinare…ma la guardavo con occhi curiosi…ricordo il calore di una pentola fumante in inverno…e i pomodori freschi col basilico di mio nonno in estate…

ma avendo intorno a me brave cuoche per puntiglio …la cucina mi annoiava… profondamente…interiormente…

me ne sono pentita…

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non so più quante ricette non ho chiesto e che oggi non esistono più..ma esistono i loro odori perduti e sbiaditi dal tempo…in altre cucine… in altri periodi della mia vita…in  storie della mia famiglia che si sono intrecciate nel tempo …

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quando andai a vivere con mio marito  nella montagna pistoiese…non sapevo cucinare nemmeno un uovo  e la mia prima cucina era in una grande casa imponente …dei primi del ‘900 ..con una finestra enorme su un cedro secolare…aveva un arco che dava su una piccola stanza da pranzo… ricordo cene incasinate con amici che andavano e venivano…la seconda cucina era nuovamente piccola e funzionale… in un appartamento cittadino pistoiese…con un terrazzino assolato e ingestibile …la terza cucina fu in un appartamento a Fino Mornasco… era l’unica cucina abitata fino a quel momento dove realmente ci sedevamo a mangiare…un terrazzino ci offriva la vista di un campo da calcio…ho sempre temuto che arrivassero pallonate ai vetri…ma vabbè era una cucina di passaggio… altra casa… nuova città…Lucca…una cucina anch’essa..piccola e funzionale… immersa da  alte… folte…e colorate  ortensie …dove mio figlio mi aiutava a far torte….e soprattutto a leccare il contenitore… e adesso ho una mia casa a Lucca…che ovviamente non è la definitiva…e so che la mia cucina non sarà cosi per sempre… e la cosa mi rende viva…e piena di progetti per la cucina futura…che assolutamente sarà GRANDE… spaziosa… e finalmente mi dedicherò a ciò che più mi piace…pasticciare in cucina…magari con i miei nipoti… chissà… o forse per gli amici…e la mia cucina tornerà ad essere caotica come la mia prima cucina col cedro secolare… in fondo la storia è ciclica no??

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Lavorando… la cucina è sempre stata uno spazio dove velocemente assemblo la cena… il pranzo spesso è un primo al volo…se non insalata e mozzarella… pomodori e tonno…verdure lesse …

un mio caro amico giorni fa mi ha fatto riflettere… dicendomi che per me cucinare è un lusso… è vero… adoro cucinare quando ho tempo…con calma…con cura…con amore…e me lo concedo davvero raramente…

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la mia cucina è ricca di dettagli… quelli che più amo…… essi mi rappresentano….oltre la loro apparenza materiale….sono la mia storia…il mio modo di essere….quello che adoro…il cinema…il tè…il viola ed i colori neutri….la mia raccolta di olio extravergine acquistata alle varie mostre… il piacere di un nespresso ristretto… le teiere di mia nonna… il frigorifero con le calamite dei nostri viaggi…mania di mio figlio sin da piccolo…il grembiule di Francesca mi ricorda la mia nuova passione : il mio blog…i libri di cucina…i fiori freschi…

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non ho volutamente fotografato per intero la mia cucina… dove affetto pezzi della mia vita… impasto ricordi… mescolo emozioni… assaporo affetti cari…

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mi commuovo davanti ad una tazza di mia nonna… o ad una fruttiera di mia mamma… e per me loro sono li con me…alla mia tavola…sono flash… ma sono cosi intensi che difficlmente non mi scende una lacrima malinconica…poi la vita riparte frenetica… un fiore sul terrazzo della cucina è sbocciato… e tutta la poesia della vita riprende nella sua intensità….

 

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apparecchio la colazione a mio figlio e a mio marito…una torta nell’alzatina di vetro… un fiore sulla tavola… il sole che si affaccia dalla finestra del salotto fra le giovani gemme della betulla…

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e la vita impone la sua magica routine..fatta di piccole cose.. . di dettagli… che ti cambiano l’umore e la giornata…perchè i dettagli sono il mio essere…

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Con questo post partecipo al contest di Betulla  ispirato dalla Ros