Il cibo e il filosofo

Domenica scorsa  a Montecatini, alla rassegna “Food & Book” all’interno dei bellissimi edifici liberty delle Terme Tettuccio, ho ascoltato un “filosofo del cibo”, Nicola Perullo,  che ha presentato il suo libro “La cucina e’ arte?”, edito nel 2013 da Carocci editore.

 

Copertina Perullo

 

_DSC0501

 

_DSC0491

 

Come sapete, anche se abito a Lucca da molti anni, sono una livornese DOC e, ho scoperto solo dopo che lo e’ anche l’Autore.  Egli, come molti di noi, ha lasciato la citta’ e ha fatto esperienze professionali altrove…. Il suo CV e’ molto interessante e sentirete parlare di lui anche in altri ambiti a causa dei nuovi incarichi che ricopre…. ma da persona schiva e competente quale è, si è presentato soltanto come filosofo e professore universitario di Estetica.

 

_DSC0467

 

_DSC0453

 

 

Il libro e’ abbastanza complesso e assolutamente interessante, e per questo lo leggero’ con calma, ma oggi nella presentazione sono venuti fuori argomenti  che possono far riflettere tutte noi foodblogger che siamo appassionate di cibo, anche come rappresentazione e comunicazione.

Alla domanda oggetto del titolo egli risponde che la cucina “può” essere arte se vengono rispettate certe condizioni che l’Autore spiega in nove tesi.

Ma la cosa piu’ bella e incoraggiante per noi è che il successo della cucina di oggi non e’ dovuto solo ai grandi chef come Adria’ e Bottura, ma ad un processo che parte dalla scelta di materie prime, coltivate con certi criteri, elaborate con creativita’ e passione, presentante in ambienti piacevoli e gustate da noi con uno stato d’animo giusto e aperto.

_DSC0444

 

_DSC0469

 

Se uno di questi passaggi viene meno, perdiamo il concetto di arte. Mio marito, da ingegnere,  direbbe che tutta la “supply chain” deve essere sotto controllo per avere un risultato di eccellenza ed il terminale di tale catena siamo proprio noi che gustiamo un piatto come quando contempliamo un quadro in religioso silenzio seduti in un museo.

Mi viene in mente Carlo Petrini quando afferma in uno dei suoi libri che “mangiare è un atto agricolo”, parafrasando Wendell Berry, contadino/poeta/saggista del Kentucky…

_DSC0468

 

_DSC0474

 

Insomma se rispettiamo certe condizioni di studio, duro lavoro, riscoperta delle tradizioni, elaborazione, innovazione, sperimentazione e verifica dei risultati, la cucina, da scienza si puo’ trasformare in arte. Ossia partendo dall’artigianato delle nostre nonne e mamme, passando per la scienza della cucina arriviamo all’arte….

Ma artisti non ci si improvvisa riproducendo semplicemente uno scarabocchio che possiamo vedere al MoMA… l’Autore ricorda che il Picasso che conosciamo, e’ passato attraverso tutte le fasi di studio della pittura dei classici e che era in grado di dipingere Madonne tradizionali dalla bellezza straordinaria…. analogamente il famoso e criticato Adria’, che pure cita spesso Picasso, e’ arrivato alla cucina molecolare dopo anni di duro lavoro….il nostro Bottura ricorda sempre le tradizioni culinarie di famiglia…. ossia ci vuole forma e sostanza… presentazione di un piatto ma anche un sapore che non si dimentica.

_DSC0475

 

Oppure puo’ essere arte anche fare un piatto comunissimo come una  pizza, anzi forse è anche piu’ difficile poiche’ tutti siamo in grado di giudicarlo. Infatti ciascuno di noi ha una propria idea di pizza legato al nostro passato e al nostro gusto… quante volte siamo andati in pizzeria e siamo rimasti delusi perche’ cio’ che abbiamo ricevuto non rispecchiava le nostre aspettative? Magari semplicemente perche’ abbiamo aspettato troppo o perche’ la pizza era stata servita tiepida…

Concludo dicendo, da non-filosofa e da non-cuoca professionista, ma da appassionata di cucina, di fotografia, di emozioni legate al cibo, e questa è la ragione per cui ho aperto il blog, che credo fermamente che ….”anche”… il “mezzo e’ il messaggio” (McLuhan docet): questa credo sia l’essenza della blogsfera…

_DSC0476

 

Ossia oltre alla sostanza del piatto e la bravura culinaria in sè, che non credo di avere… è importante come un piatto viene comunicato, descritto, rappresentato visivamente, per le emozioni che il suo racconto puo’ suscitare, per i ricordi legati ad una persona cara o ad un momento particolare..

_DSC0481

Forse questo per l’Autore non è arte, ma in fondo un’ arte senza pubblico non è un’arte… e in quest’arte tutte noi abbiamo uno spazio… ed è per questo che siamo qui, ognuna con le proprie qualita’ e passioni….

 

2

1

Donne & Riso

Per questo mtc n. 41  voglio fare un post che sia un inno a noi donne…donne dell’mtc..ma anche donne che si occupano di altri settori…donne forti..tenaci..volubili ..creative..adorabili…magnifiche nella loro incoerenza…nei loro sbalzi di umore…nella nostra voglia di vita e passione…

Lo scorso post vi ho parlato di Murabilia…

Nel mio girovagare lento e appagante lungo i vari stand ho incrociato anche la mostra fotografica  dell’associazione Donne e Riso… ‘Il Riso … in Rosa’…

riso500fp1foto by ‘Riso ..in Rosa’

Ambientata nel suggestivo Orto Botanico…e testimonianza di saperi tramandati da altre donne…in altre epoche…e arrivate fino a noi oggi….donne che sono vissute con la cultura del RISO…prodotto fondamentale della loro terra…

    untitled foto by ‘Riso..in Rosa’

Armata della mia Nikon mi dirigo verso la postazione di queste donne…mi balena in testa MTC…il post che mi piacerebbe scrivere….il RISO…le DONNE …e fare il minimo comune multiplo diventa facile…quasi logico…

Conosco tre donne ..una diversa dall’altra…è lo stand dell’Associazione “Donne & Riso”, fondata a Vercelli nel 1979.

_DSC0145ok

mi accolgono…mi regalano due libri che parlano di ricette storiche sul riso…alcune scritte da loro stesse…tramandate da madre in figlia..ricette della tradizione piemontese…ricette che parlano della loro terra e della loro storia..sono entusiaste…mi parlano accavalandosi nei discorsi..seguo a fatica ma sorrido ..sorrido di cuore perchè mi travolgono…con la loro energia…e mi piace essere attraversata da questo entusiamo

_DSC0140ok

_DSC0141ok

_DSC0142ok

Imprenditrici agricole che promuovono il riso e la risicoltura  in tutte le sue forme: dalle terre d’acqua alle antiche corti, dal paesaggio con i suoi colori cangianti delle stagioni alla promozione delle diverse cultivar di superfino, ma soprattutto con la diffusione di ricette (riportate nel bel libro “Risotti e ancora risotti!” con le ricette di Erminia Rosso) che esaltano e valorizzano le caretteristiche biologiche e organolettiche dei diversi tipi del prelibato cereale.

donne_riso%20_logo

Il mondo della risaia ha nella donna il suo punto di riferimento, sempre presente durante tutta un’epopea che dal 1400 ha modificato territorio, storia, abitudini e cultura. Ora queste donne, grazie alla loro forza e carattere, sono state capaci di coniugare famiglia e lavoro diventando imprenditrici e manager, usando il marketing per promuovere le loro ricchezze in Italia e all’estero: che bella storia e che voglia…. di “risodonna” (cosi definirei il riso fatto e promosso dalle donne…)

 

_DSC0755 - Copia

Per questa ricetta ho scelto il loro riso…accolto nelle mani di un’altra giovane donna…la ragazza di mio figlio …Matilde…

per l’occasione ha usato la prima volta uno smalto rosso Chanel…che per me rappresenta…passione…vitalità..energia pura…

anche lei una donna …giovane …il primo giorno di università..il treno soppresso…la vita da studente con dei sogni nel cassetto…ed un ventaglio di opportunità che solo a quell’età la vita riserva…anche se non è facile rendersene conto…

La ricetta che ho scelto è del mitico budino di riso che solo qua in toscana troviamo al bar …caldo…profumato..inebriante..assieme al caffè è una prelibatezza divina che mi concedo alla domenica mattina nella mia pasticceria preferita …

 

_DSC07121

 

ok2

BUDINO DI RISO

la ricetta è tratta dal libro di Giulia Scarpaleggia I love Toscana….

Ingredienti per 16 budini medi…la misura tipo di uno stampo per muffin…

io ho usato uno stampo più grande e basso…e mi son venuti 6 budini …. (con avanzo di impasto e frolla..ma vi dirò dopo com l’ho usate!!)

1 litro di latte

300 gr di riso Originario

1 baccello di vaniglia

1 limone non trattato

6 cucchiai di zucchero

1/2 bustina di lievito (8gr)

2 uova

Per la frolla:

200 gr di farina 00

100 gr di farina di riso

150 gr di zucchero

150 gr di burro

1/2 bustina di lievito (8 gr)

1 uovo

sale

_DSC07561

 

Procedimento

Per la pasta frolla, setaccia le farine e mescolale con lo zucchero, il lievito, 1/2 cucchiaino di sale e il burro a pezzettini. Impasta velocemente con le mani gli ingredienti formando delle briciole.

Aggiungi l’uovo sbattuto e unisci al tutto impastando, forma una palla omogenea.

Appiattiscila, avvolgila con la pellicola e lasciala riposare in frigo.

Versa il latte in una pentola capiente con il fondo spesso e portalo ad ebollizione con una buccia di limone e un baccello di vaniglia.

Quando comincia a sobbollire, versa il riso e cuocilo, mescolando con un cucchiaio di legno per evitare che si attacchi sul fondo della pentola.

Ci vorranno circa 20 minuti. Quando il riso è cotto ed ha assorbito la maggior parte del latte, spegni il fuoco e aggiungi 3 cucchiai di zucchero ; mescola e fai raffreddare.

Aggiungi poi due tuorli, il lievito ed altri 3 cucchiai di zucchero e mescola.

Monta gli albumi a neve e uniscili delicatamente al riso.  Stendi la pasta con il mattarello su una superficie infarinata fino ad uno spessore di circa 5 mm e fodera 16 stampini da muffin imburrati e infarinati.

Versa il riso nei gusci di frolla e inforna a 170°C per 40 minuti, fino a che la pasta sarà dorata e il riso leggermente colorato.

Puoi servirli tiepidi con una spolverata di zucchero a velo.

_DSC07581

 

 

Con la frolla avanzata ho fatto dei biscottini semplici…

E con il ripieno ho fatto una tortina piccola che ho tagliato a quadratini…

_DSC07611

 

Sopra le fette di torta ho fatto una salsa di arancia amara…

Ingredienti:

4 cucchiaia di marmellata d’arancia amara

2 cucchiai di marmellate di albicocche

2 cucchiai di acqua

2 cucchiai e mezzo di Grand Marnier

Bollire le marmellate con l’acqua per pochi minuti, passarle al passino e aromatizzarle con il liquore. Nappare le porzioni di tortina con la salsa, spolverare di zucchero a velo e guarnire con scorzette di arancia .

Questa salsina goduriosa è tratta dal libro ‘Invito a pranzo’ delle Fornelle di Lucca. Le fornelle sono anch’esse un’associazione di donne..

Unite dalla comune passione per la buona cucina e la creatività che le spinge ad essere in un felice connubio, cuoche, ospiti, e quindi padrone di casa, e da vent’anni anche sostenitrici dell’Ospedale Pediatrico di Brasov in Romania, le socie sono pian piano aumentate.
Oggi le Fornelle, così si chiamano le socie di questo club, rigorosamente femminile e senza scopo di lucro, sono circa 700, sparse in 44 Delegazioni in Italia e a New York, con la Sede Centrale a Piacenza, dove appunto nacque.

vai ok

Concludo il mio post con un pensiero di un’altra donna….che ci rappresenta…
‘Amo le donne perchè sono materne anche a cinque anni, sensuali anche a tre, erotiche anche a settanta, civette anche a ottanta. E la loro attività preferita – siano segretare o ingegneri , casalinghe o impiegate -, la vera grande attività che svolgono perfino quando dormono, è amare’.  di  S. Izzo ‘L’amore delle donne’

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 41

 

BANNER

 

..

Lucca, Ilaria e la bellezza eterna…

L’altra sera a Lucca ho partecipato ad un evento fantastico e, per certi versi, unico…..

michael cunningham

Ho avuto il piacere di assistere ad una Lectio Magistralis di Michael Cunningham nella splendida cornice della chiesa di S. Francesco a Lucca, oramai trasformata in auditorium grazie agli interventi di recupero fatti negli scorsi anni  dai vari enti e fondazioni cittadine.

Sull’onda dei successi dei vari Festival culturali che, fortunatamente e finalmente, imperversano in Italia da una decina d’anni come il Festival della Letteratura  a Mantova, il Festival della Mente a Sarzana, Il Festival della Filosofia a Modena/Carpi/Sassuolo, solo per citare i tre che mi suscitano maggior interesse, anche Lucca ha deciso di far partire il suo evento culturale nel periodo di fine estate legato alla figura di Ilaria del Carretto, seconda moglie del signore di Lucca Paolo Guinigi e morta di parto nel 1405 a soli 26 anni.
Ilaria del Carretto, gia’ cantata da Dante, e’ stata resa immortale dal fantastico monumento funebre di Jacopo della Quercia,
ilaria
simbolo della citta’ di Lucca insieme al famoso “arborato cerchio”.
Insomma anche noi ora abbiamo il nostro piccolo festival, denominato Conversazioni di San Francesco e dedicato quest’anno a Ilaria e al tema della bellezza eterna da lei ispirato…
Cunningham e’ una persona interessante ed affascinante. con il suo carisma e la sua voce calda e’ riuscito ad interessare una folta platea di cui forse solo una piccola parte era interessata ai contenuti, ma attratta piu’ dall’evento modaiolo e presenzialista….
Ha fatto una conferenza, tra l’altro ripresa dalle pagine culturali de la Repubblica , non troppo lunga e soffermandosi sul concetto che l’arte e la bellezza, grazie alla loro eternita’, trasmettono ai posteri un’idea della persona che, con il passare degli anni, e’ sempre piu’ legata all’opera d’arte e sempre meno alla persona…. insomma quello che noi pensiamo di Ilaria oggi e’ essenzialmente l’idea che Jacopo della Quercia ci ha trasmesso e non la reale biografia, abbastanza anonima, della povera Ilaria….
Ma non voglio tediarvi con il riassunto della conferenza, che potete leggervi in molti siti…. voglio solo trasmettevi le mie emozioni di una bella serata nella mia citta’, serata finalmente diversa perche’ anche a Lucca iniziamo a mettere l’arte e la cultura al centro delle iniziative: sono convinta che questo e’ il “petrolio” italiano e che in ogni angolo del Paese dobbiamo “trivellare” per cercare di “estrarre” e vendere  questo prodotto di valore…. non solo le solite Venezia, Firenze, Roma oggetto dei tour stranieri… ma anche la nostra provincia con le migliaia di Ilaria che rendono la bellezza…. eterna!

Un piatto antico… la Garmugia lucchese

Oggi vi parlo di una ricetta antica, la ‘Garmugia alla lucchese’ in quanto si trova solo in lucchesia e solo in Primavera.

E’ una minestra speciale e gli ingredienti occorrenti si trovano freschi e tutti contemporaneamente solo verso la fine di Aprile, massimo fino alle prime settimane di Maggio, poi …. basta, fino all’anno successivo niente più Garmugia.

Era proprio questa sua rarità, questa sua difficoltà che intrigava e che ne faceva un piatto speciale, un piatto da attendere con curiosità.

Nonostante che sia a base di verdure non si tratta di certo di un piatto popolare, ma nobile, perché gli ingredienti sono rappresentati da primizie e per di più accompagnate da una certa quantità di carne magra di manzo; queste sono tutte cose difficilmente a disposizione nella consueta dispensa  dei contadini. È questa invece una minestra da signori composta da cipolline novelle, con carne magra macinata, fave fresche, piselli, carciofi tagliati a spicchi e degli asparagi … solo le punte, leggermente scottate; il tutto è inondato da “ottimo” brodo e si serve in scodella con dadini di pane fritto.

1

Non ci sono spezie, non ci sono aromi costruiti dall’abilità del cuoco; ci sono solo i  profumi della Primavera.

 La Primavera.. e l’odore di queste primizie….. mi fanno ricordare la mia terra, le radici, la vita dei campi scandita, da mattina a sera, dalle faccende agresti.   E’ un tuffo nel passato dei miei nonni materni, nella vecchia casa in mezzo al frutteto. Amavo particolarmente passare fra le lenzuole stese con un filo di alluminio legato da un albero ad un altro, annusare ad occhi chiusi quell’odore di fresco, sentirlo sulle guance assieme al cotone grezzo. Con l’arrivo della primavera tutto si svegliava, la vita in campagna era legata al ritmo delle stagioni ed anche i piatti caratteristici si alternavano e si adeguavano allo scandire della ciclicità del tempo. La primavera era un inno alla vita, ai colori, aria profumata e leggera, rondini che tornano.

5

La mia bisnonna Ida ridacchiava sempre allegra, le piaceva più lavorare la terra che cucinare. Mi parlava di grano e di semina e del timore della grandine e del maltempo che potevano rovinare l’intero raccolto. Mi piaceva giocare a nascondino nel grano quando diventava alto quanto me.

Nonna Ida chiamava le galline nel pollaio ‘Co co co coccodè’ e nel grembiule rovesciato teneva il becchime, lo spargeva e i pennuti si raccoglievano veloci attorno a lei. Il calore delle uova che nonna raccoglieva nel cestino al tramonto era così rassicurante.

Così come lo spuntare delle prime piantine nell’orto…avere la certezza che ogni primavera tutto rinasceva era anch’esso rassicurante…cosi come la garmugia oggi per mio figlio…ogni primavera è certo che sulla mia tavola riappare con le primizie verdi e fresche…in special modo sulla mia tavola della Pasqua non può mancare..

6

 

Ma parlare di garmugia nella Toscana del Granducato, nella nostra Toscana del contado é come parlare di una cultura e di una lingua straniera, proprio perché, come dice il titolo della ricetta, si tratta di “Garmugia alla lucchese”. Lucca fino al 1847 non faceva parte del Granducato di Toscana, era uno stato a se stante; Repubblica indipendente fino al 1805 e poi Ducato di Lucca fu annesso al Granducato solo alla vigilia della unificazione Italiana.

In definitiva Lucca diventa Toscana solo quando la Toscana diventa Italia; prima si trattava di due stati autonomi con tanto di frontiere e di dogane e quindi sicuramente con tradizioni e culture diversificate. È naturale quindi che certe tradizioni si siano radicate solo in piccole nicchie di questo territorio.

Certo è che anche l’etimologia della parola rimane assolutamente misteriosa.  Fra le varie ipotesi possiamo citare la possibile derivazione da “germoglio” visto che si tratta di un piatto confezionato con tutte verdure freschissime; oppure un’altra che la vorrebbe far derivare dal francese “gourmet” forse in ricordo dell’influenza francese esercitata sulla città di Lucca dalla sorella di Napoleone, la Duchessa Elisa Bonaparte Baciocchi. Neppure l’Artusi ne parla nel suo famoso libro.  È probabile quindi che non la conoscesse, perché questa tipologia di piatto sarebbe stata adattissima al suo pubblico signorile e chic.

7

Le note storiche le ho riprese da un paio di libri interessanti come quello di Lorena Fiorini ‘Terra di toscana’ ma soprattutto da ‘Pranzi e conviti. La cucina toscana dal XVI secolo ai giorni d’oggi’  della Marchesa Maria Luisa Incontri Lotteringhi della Stufa e da un articolo sulla rivista LabArtArc

3

 

La ricetta è tratta da una vecchia raccolta del quotidiano Tirreno curata da Aldo Santini, che riprese le piu’ belle ricette toscane traendole dai migliori ristoranti tipici storici delle varie zone. Questo versione della Garmugia e’ quella del ristorante ‘La Mora’  di Ponte a Moriano che ha per me ricordi molto cari. Oggi è oramai chiuso e ha una storia triste, ma talmente ricca che non posso non citarlo con un rispetto immenso e una gioia infinita nel ricordare il patron Sauro Brunicardi. Questo ristorante fa parte della storia di Lucca e delle sue tradizioni, all’epoca oltre ad essere l’unico ristorante stellato Michelin di Lucca, vantava di una delle enoteche più fornite e di piatti della tradizione cucinati con arte e curati personalmente dalla famiglia storica.

4

GARMUGIA LUCCHESE

Ingredienti per 4 persone

3 cucchiai di piselli freschi, 6 carciofi tagliati a spicchi, 6 cucchiai di punte di asparagi, 150 gr di carne di vitellone magra tritata, 3 cucchiai di fave fresche, 80 gr di pancetta di maiale tagliata a dadini, 3 cipolle novelle, olio extravergine d’oliva, pane casalingo, brodo di manzo.

Si tagliano a fette sottili le cipolle e si fanno imbiondire in un tegame con alcune cucchiate d’olio. Insieme si fa soffriggere la pancetta e la carne di vitellone facendo cuocere il tutto per 10 minuti circa. Per ultimo si aggiungono le altre verdure e il brodo di manzo quanto basta a seconda si preferisca più o meno liquida. Ancora 15 minuti di cottura a fuoco lento. Servire in scodelle con dadini di pane tostato o passato in padella con ciuffetti di burro. (io ho usato il mio pane nero saltato in padella con olio extravergine d’oliva pepe nero e sale integrale)

– Con questa ricetta partecipo al contest “il mio piatto forte” de La Cucina Scacciapensieri

– Con questa ricetta partecipo al contest Ricette Regionali della Kucina di Kiara

– Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Ricette Pasticcione sul tema pasquale

Budin de pan alla vaniglia….

Questa è una ricetta che parla della tradizione argentina..di un popolo …delle origini contadine..

_DSC0625

E così che  nasce questo dolce ricavato con pane avanzato. Si realizza utilizzando il pane raffermo (normalmente avanzato), il burro, il latte, le uova, lo zucchero o il miele, le spezie (tipo cannella, noce moscata, chiodi di garofano o vaniglia) e la frutta secca, i canditi, cioccolato fondente in scaglie , mele. Il pane viene posto in un recipiente (di solito tutta la notte) e si lascia seccare per poi mescolarlo con gli altri ingredienti. Il composto poi si mette in uno stampo e si decora. Il budin de pan può essere servito con una salsa dolce di diverso tipo, solitamente caramello, oppure con una salsa di rum o di whisky. Si consuma freddo e si accompagna con una pallina di gelato alla vaniglia o alla panna. Oltre al più conosciuto argentino, il budin de pan èpresente anche in Malesia, dove si consuma con la crema pasticcera, oppure a Hong Kong, dove la vaniglia è considerata il partner preferito. In Argentina e Uruguay, in realtà, l’accompagnamento classico è il dulce de leche, una crema di latte densa e dolce, spalmabile.

Questa ricetta è di Adelita…una dolce signora argentina….appassionata di cucina naturale…che in pomeriggi d’inverno di alcuni anni fa …teneva corsi di cucina biologica  nel  ‘salotto’ del suo ristorante…pareti colorate…il suono ritmico del cucchiaio sulla ciotola in porcellana bianca…l’odore di buono…l’attesa dell’assaggio finale…

_DSC0632

Ma questa ricetta  …mi parla di qualcosa di antico…di campagna… di tradizioni rurali… quelle tradizioni che sento profondamente mie… durante la mia infanzia trascorrevo le vacanze nella fattoria dei miei nonni….nella campagna toscana…e da lì ho imparato l’assoluto piacere della cucina ‘vera’… autentica… semplice… per me la migliore…

Aprire la madia scricchiolante e trovare il pane ancora tiepido avvolto nell’asciughino di lino candido…intingere il dito nella marmellata di mia nonna ancora troppo calda… il sorriso di mio nonno quando storcevo il  naso dando un morso ad un pomodoro nell’orto ancora troppo acerbo…saltare da una pozzanghera all’altra provando a non schizzarmi…svegliarmi col cinguettio degli uccellini…

_DSC0635

oggi non voglio svegliarmi…e non vedere la realtà… non accettare il fatto che non esiste più niente di tutto ciò… ma nella mia mente è tutto cosi vivo che proprio oggi…

Vi farò accomodare nella cucina di mia nonna… ancora… e con il sole che filtra dalla finestra in un pomeriggio d’inverno…al suono del caminetto scoppiettante… vi offrirò una fetta di questa torta semplice quanto divinamente buona… un buon caffè caldo e profumato…ci accomoderemo sulle sedie di paglia e chiacchiereremo…. conoscendoci… appoggeremo  l’avambraccio sul tavolo di marmo troppo freddo… ma che ci importa??? Il calore del caminetto e dell’amicizia ci scalderà ancora una volta il cuore…

_DSC0629

Budin de pan (per 6-8 persone)

– Latte:       1 litro

– Pane raffermo:        5-6 fette

-Zucchero  di canna bio:   12 cucchiai

-Uova:      5

– Vaniglia:    1 stecca

– Sale

PROCEDIMENTO

Portare ad ebollizione il latte con un pizzico di sale una stecca di vaniglia o una bustina di vanillina.Tritare la mollica del pane e unirla al latte bollente. Sbattere le uova con 8 cucchiai di zucchero  e mescolarle al latte col pane. Preparare il caramello col rimanente  (5 cucchiai) zucchero e 2 cucchiai d’acqua, versarlo nello stampo da budino, bagnato precedentemente con acqua fredda e cuocere a bagnomaria in forno caldo 160°/ 180° per un’ora circa.

Servire tiepido.

_DSC0640

_DSC0639

-Con questa ricetta partecipo ai contest “una tavola senza sprechi” di cortesie in cucina


– Con questa ricetta partecipo al contest  “bianco, inverno e comfort food” di Colors and Food

-Con questa ricetta partecipo alla raccolta de L’alveare delle delizie

http://alvearedelledelizie.files.wordpress.com/2014/01/riciclogoloso1.png

Il Ponce alla Livornese

Sono livornese… spesso lo dimentico… o meglio… mi sento libera da vincoli mentali dove il senso di appartenenza è forte e chiaro…

Livorno non è una città qualunque… essere livornese è una caratteristica a parte… sbruffoni… anarchici… caciaroni… ironici… la critica innata… l’essere pungenti  e talvolta decadenti e un po demodè… in fondo c’è il mare… il sole…evvai..boia dè!!!

LIVORNO_2038-09-46-07-1748[1]

mare_livorno_le_vaschette[1]

io la mia città l’ho amata e anche odiata spesso per gli stessi motivi….

non sono rimasta…

sono uscita dai vincoli legati alle amicizie di una vita… alle ritualità che ti rassicurano… per allargare la visione del mondo… forse potevo farlo restando… ma ho preferito altre città… altre realtà… non avere radici…

ma  Livorno è dentro di me… ed io la rappresento visceralmente… io sono livornese… ed è un dato di fatto…

Livorno%2013[1]

Livorno E’ IL PONCE….

images[1]

….una bevanda calda e confortante che ha accompagnato tutta la mia vita fino a che non ho lasciato la mia città …..

Il Ponce alla Livornese e’ uno speciale caffe’ corretto che rende unica Livorno da almeno un paio di secoli.

Oltre alla bonta’ della bevanda…il ponce rappresenta  un RITO… berlo nei luoghi giusti o a casa con gli amici sinceri dopo una cena rilassante….

Il posto tipico dove bere il ponce a Livorno e’ senza dubbio il mitico Bar Civili, ormai un’istituzione da piu’ di 100 anni, dove sfotto’ e battute sono di casa anche fra persone che non si conoscono… ossia oltre al ponce andiamo la’ per fare due risate…. dal Civili potete respirare quella che nel resto d’Italia viene definita Livornesita’ e che e’ ben rappresentata dal Vernacoliere …. di cui forse vi parlero’ in seguito…perchè merita un capitolo a parte….

Ponce, Bar Civili, Livorno, Tuscany, Italy

bar-civili-livorno[1]

310882_480558172017382_312200885_n[1]

Il bar e’ unico anche perche’ e’ una vera pinacoteca con decine di quadri dei migliori pittori livornesi del Novecento nonche’ pieno di una ricca collezione di gagliardetti di squadre di calcio e basket nazionali ed internazionali….

Non potro’ mai dimenticare la vittoriosa finale con la Germania dei mondiali del 1982 a Barcellona quando, prima dell’inizio della partita, le telecamere ripresero la formazione italiana in posa per la foto di rito e dietro sugli spalti fu inquadrato uno striscione gigante con la scritta BAR CIVILI LIVORNO…

Per me il Civili e’ un ricordo di interminabili file del sabato sera di ritorno da ristoranti o in uscita dal cinema o prima della discoteca, dove nell’attesa del ponce incontravi amici e conoscenti e bevevamo assieme il ponce, in piedi, bloccando il traffico della angusta strada di periferia…

untitled

infografica di etra comunicazione

Le ricette del Ponce sono molteplici e la vera ricetta e’ avvolta in un alone di mistero… come fosse una Coca Cola de noiartri… ma il classico e’ preparato partendo da una miscela base detta Rumme (ossia una variazione del Rum…) a cui si aggiunge solitamente il Sassolino e un caffe’ extra-strong, senda dimenticare la immancabile “vela”, ossia scorza di limone.

Il tutto bevuto caldissimo nello speciale bicchiere di vetro ci fa ringiovanire ogni volta…. soprattutto bevuto ora nella nostra casa di Lucca e con amici italiani e stranieri con cui scheziamo sulla Livornesita’ come categoria dello spirito….

imagesA5867U31

INGREDIENTI

1/3 di caffè (espresso)
1/3 di Rumme (Vittori)
1/3 di Sassolino
1 cucchiaino di zucchero
scorzetta di limone (vela)
6
PROCEDIMENTO ESPRESSO
Versa direttamente il terzo di Rumme e di Sassolino nel bicchierino a ‘gotto’ con lo zucchero e scaldare abbollore la miscela con il vapore dalla macchina espressa. Versarci dentro un caffè ristretto appena fatto ed aggiungere la scorzetta di limone che galleggerà sul Ponce come una piccola vela, conferendogli l’inconfondibile aroma.
PROCEDIMENTO MOKA
Se non possedete una macchinetta espressa è pur possibile ottenere un buon Ponce casalingo miscelando in un pentolino Rumme, Sassolino, zucchero ed il caffè preparato con la moka. Se si vuole servire più di un Ponce con questa tecnica è consigliabile preparali tutti insieme, portarli ad ebollizione e versarli poi nei singoli gottini dove avremo già preparato la ‘vela’.
10
Con questa bevanda partecipo alla raccolta “bollicine winter time” di lamponi e tulipani
 

Pasta, amicizia e… fantasia

Un venerdi qualunque delle vacanze natalizie… un giorno grigio…fuori piove ininterrottamente… nebbia… umido addosso… sulla pelle… nelle ossa… ‘avrei bisogno di un aiuto…devo fotografare e con gli impasti non sono il massimo…’…. ‘Arrivo domani mattina sul tardi….chiedo a  mia madre la macchina per la pasta’

E’ Cristiana … lavora in banca…persa fra i doveri ..la casa… la famiglia… sogna di pasticciare in cucina… una cuoca superba!!!

Lei proviene da una zona di Lucca dove si respirano ancora le tradizioni…suo padre è andato nel bosco a raccogliere pungitopo e rami di abete per il Natale…fare la pasta o il pane è un ‘fare’ quotidiano…antico…un rituale…sua madre dal cellulare ci detta le dritte principali….

Luce accesa in cucina….4 farine diverse… uova… patate… piano completamente vuoto per poter impastare… vetri appannati… e fuori continua a piovere…. ma non ci accorgiamo di niente… chiacchieriamo… le farine sono le nostre protagoniste… quanti etti? Che dici?…olio??… di quello buono…. quello nostro toscano…

1

Cristiana ha ben chiaro di cosa ho bisogno… si ferma per non far venire le foto mosse… si preoccupa se non ho luce… riflette sull’uso importante dell’olio… sull’elasticità della pasta… sull’utilizzo di sole farine integrali…

2

Alla fine è stato un ritrovo… e all’ora di pranzo…io. lei, sua figlia e mio figlio… al tavolo… in sottofondo John Legend… candele accesse… risate… e chiacchere… come se il tempo fosse tornato indietro… a degustare i tre tipi di pasta…con i tre tipi di condimento diverso..un bicchiere di Mateus per rallegrare il tutto…

3

Ecco i nostri esperimenti….

Le farine biologiche usate sono 4:

          Farina di grano saraceno macinato a pietra (senza glutine)

          Farina grano tenero 0

          Farina di grano tenero integrale macinata a pietra

          Farina di farro integrale macinata a pietra

Le paste sono 3:

          Gnocchi

          Tagliatelle

          Maltagliati

I condimenti usati sono 3:

          Spinaci novelli , ricotta e pinoli tostati

          Tris di cavoli e  pinoli tostati

          Pancetta dolce e rosmarino

Olio : monocultivar Leccino, della zona di Pietrasanta

Abbiamo deciso di abbinare i 3 piatti con i suoi condimenti in base al tipo di pasta diversa.

 

1) GNOCCHI  con Spinaci novelli , ricotta e pinoli tostati

Prendete 600 gr di patate lessate con la buccia e del sale. Passate allo schiacciapatate quando l’impasto è quasi freddo e aggiungere 1 uovo +sale+olio 1 cucchiaio+la farina che ‘prende’  affinchè l’impasto risulti morbido ed elastico allo stesso tempo. Dividete l’impasto in tanti filoncini dello spessore di 3 centimetri circa e iniziate a tagliare i vostri gnocchi riponendoli su un vassoio infarinato. Infini praticate delle rigature (importanti per il condimento) facendo roteare lo gnocco sui rebbi di una forchetta.

 1

2

Far riposare circa 15 minuti gli gnocchi e cuocerli  (non oltre questo tempo)in acqua abbondante salata con un cucchiaio di olio e del sale. Scolateli quando saliranno a galla.

3

5

4

Condimento:

far saltare in padella con  olio extravergine di oliva gli spinacini novelli e salate con  fleur de sal. Quando saranno appassiti aggiungere ricotta fresca . Far saltare i pinoli e tostarli.

Note: abbiamo scelto questo sughetto leggero e cremoso perché ben si adattava allo gnocco integrale.

Come farina abbiamo usato un mix delle 4 farine integrali .

_DSC0216

2) TAGLIATELLE con tris di cavoli e pinoli tostati

2 etti di farina 0

1 etto di farina integrale

1 etto di grano saraceno

1 etto farina integrale

5 uova (un uovo per etto di farina)

2 pizzichi di sale

2 cucchiai abbondanti di olio

Impastare 15 minuti con forza fino a che la pasta diventa liscia ed elastica assieme.

1

Se le uova non bastassero ad amalgamare la farina aggiungete un cucchiaio o due di acqua e lasciatela riposare qualche minuto sulla spianatoia quindi dividetela in pezzi e stendete la sfoglia con la macchinetta, dapprima grossolanamente e poi via via sempre più sottile e liscia. A questo punto, lasciate asciugare la sfoglia per qualche minuto: una volta asciutta, arrotolate ogni sfoglia su se stessa e tagliatele a fettine larghe 1/2 centimetro.
Noi abbiamo usato la macchinetta per farle perfettamente uguali.

Allargate le tagliatelle sul un vassoio infarinato e fatele riposare almeno 1 ora. Noi le abbiamo buttate dopo qualche minuto ed erano ottime!!!!

Condimento:

Saltare in padella le rosette di broccoli+rosette di cavolfiore+rosette di cavolo romano con aglio (tagliuzzato finissimo) e olio toscano, con sale e pepe. Cuocere e schiacciare con la forchetta . Tostare i pinoli e aggiungerli al condimento finale.

 1

3) MALTAGLIATI  con pancetta dolce e rosmarino

2 etti di farina 0

1 etto di farina integrale

1 etto di grano saraceno

1 etto farina integrale

5 uova (un uovo per etto di farina)

2 pizzichi di sale

2 cucchiai abbondanti di olio

Impastare 15 minuti con forza fino a che la pasta diventa liscia ed elastica assieme,

sbattendola ogni tanto sulla spianatoia per renderla più elastica; una volta finito di impastare il vostro panetto di pasta, fatelo riposare almeno mezz’ora  avvolto da una pellicola trasparente . Poi stendete con la macchina  l’impasto tagliato a pezzi grossolanamente. Ricordatevi di infarinare il piano per fare in modo che la pasta non si attacchi. Una volta creata la sfoglia tagliare grossolanamente a quadrotti irregolari e lasciare riposare su un vassoio infarinato distanziati fra di loro.

2

Potete ben notare che abbiamo usato lo stesso impasto delle tagliatelle.

Ma i maltagliati hanno dato una resa diversa….più sottili abbiamo deciso di condirli con un semplice sughetto a base di olio buono e rosmarino del mio giardino e della pancetta dolce saltata nell’olio.

Condimento:

far saltare la pancetta con l’olio e aggiungere del rosmarino fresco.

 

 

NOTE (per tutte le ricette):

Mettere dell’olio nell’acqua della pasta..SEMPRE!!!

Condimenti a base di verdure stagionali semplici per esaltare il gusot della pasta e la velocità di esecuzione. Adatti ad essere preparati mentre la pasta riposa. Noi eravamo avvantaggiate ..essendo in due..io preparavo i sughetti e fotografavo Cristiana impastava…

Il condimento più azzecato è stato quello dei maltagliati con pancetta e rosmarino….il sapore corposo delle farine integrali ben si sposa con l’olio e il retrogusto del rosmarino e della pancetta.

Il giorno dopo con i maltagliati e le tagliatelle avanzate ….. ho scongelato del pesto estivo…e l’ho usato per il condimento…buono..fresco…ma la pasta integrale in inverno….non si sposa perfettamente con questi gusti freschi estivi….forse sono solo preconcetti…ma il top è rimasto il condimento con la pancetta dolce e rosmarino!!!

 Con queste ricette partecipo al progetto editoriale EXTRAricette

Visualizzazione di logo_EXTRAricette.jpg

della casa editrice Cinquesensi  nella sezione EXTRApasta

L’Epifania e tutte le feste le porta via….Lucca ed i suoi biscotti

Questo antico proverbio popolare…calza a pennello… fin da grande ho sempre respirato fino all’ultimo la festa della Befana…mi aggrappavo a quel 6 gennaio pur di non perdere la magia…la magia che solo i giorni di festa donano….

2

quando rimasi incinta di mio figlio…fui felice…perchè sarebbe nato a febbraio..e  dissi fra me e me…che ogni 6 gennaio non finivano le feste…anzi avrei dovuto organizzarne subito una dopo…e cioè il compleanno di mio figlio…

questa cosa mi sollevò notevolmente…e da allora il 6 gennaio non fu più triste..mai più..

adesso riesco a dare un giusto senso alle cose…agli eventi…allo scorrere del tempo …e le feste sono stupende..ma si sa finiscono…ed è  giusto cosi…ma per molti anni non mi sono mai arresa all’evidenza dei fatti…

beata energia…beata vitalità…beata voglia di non crescere….

1

qua da noi la festa della Befana è un rito…pensate che esiste anche la sua casetta…nel bosco…a Pegnana un piccolo paesino a 8 km da Barga in Garfagnana….stupenda…è di una magia unica..

tenuta in vita da un’associazione che ha come obiettivo principale mantenere le tradizioni….sono spesso persone in pensione …gentili e disponibili…che fanno sempre trovare della cioccolata calda ai bimbi che vanno in visita e dei biscotti tipici… i befanini di Barga….  biscotti di frolla  con all’interno del marzapane e un pochino di alkermes.

3

Io non sono di Lucca…ma ci abito da diversi anni..qua la tradizione della Befana è molto sentita…nelle diverse zone usa passare cantando e raccogliendo offerte per i più poveri…ed in questo periodo non mancano mai i BEFANINI….diversi da quelli di Barga o della Versilia (qui usano anice , codette di cioccolato , scorza di arancia o limone e volendo un goccio di liquore)….

4

Nelle case i bambini impastano i befanini da regalare…è come una catena….di casa in casa  passano i biscotti impacchettati con nastri colorati …semplici con tante codette multicolori..

pasticcerie….forni…alimentari…in questo periodo ognuno ha i suoi befanini…più o meno grandi…di tutte le forme possibili ed immaginabili…anche se io preferisco quelle a sfondo natalizio…o con i cuoricini…

5

quest’anno non saremo a casa il 6 gennaio…ma io mi sono organizzata per tempo e nel mio trolley ho messo un pacchettino dentro una scatola di latta….una piccola calza della befana con i biscotti per mio figlio…le tradizioni vanno mantenute…nel frattempo in queste mattine colazione la facciamo con i befanini…

6

BISCOTTI BEFANINI

1 kg di farina (potete usare la farina che preferite…di solito qui si intende la 00, ma anche farina di castagne o integrale o di farro possono andare benissimo)

1,5 hg burro +1,5 hg di olio

6 uova (3 solo il tuorlo)

500 hg di zucchero (potete usare anche quello di canna)

1 limone spremuto e grattugiata la buccia (si può aggiungere anche la scorza di un’arancia e il suo succo)

2 bustine di lievito

semi di vaniglia

8

Per preparare i befanini iniziate mettendo la farina e il burro, ben freddo, all’interno di un mixer . Azionate l’apparecchio e frullate il tutto fino ad ottenere un composto sabbioso , che poi trasferirete su una spianatoia, nella classica forma a fontana con il buco al centro.

Aggiungete ora lo zucchero , il lievito , i semi della bacca di vaniglia , la scorza del limone grattugiata , le uova. Impastate il tutto con le mani  fino ad ottenere un composto liscio e compatto, a cui darete la forma di un panetto, quindi schiacciatelo un po’ con le mani per appiattirlo, copritelo con la pellicola  e mettetelo in frigorifero a riposare per almeno un’ora. Trascorso questo tempo stendete l’impasto con l’aiuto di un mattarello  fino ad ottenere un foglio sottile (circa 3 mm), quindi ricavate i biscotti con delle formine natalizie . Trasferite i biscotti ottenuti su una leccarda ricoperta di carta da forno, spennellateli con l’albume  e cospargeteli con delle codette colorate per dolci . Infornate i befanini in forno statico, preriscaldato, a 180° per 7-8 minuti (tenete controllata la cottura perché i biscotti non dovranno scurirsi troppo). Una volta pronti, sfornateli e lasciateli raffreddare su una gratella .

Le dosi possono essere dimezzate…il fatto è che qua da noi usa regalarli oltre che gustarli in famiglia…ecco il perchè delle grandi dosi…

Potete conservare i biscotti, completamente freddi, riposti in una scatola di latta per una settimana.

Buona Befana….con tanti coccolosi befanini ….da sgranocchiare con grandi e piccini…

7

Con questa ricetta partecipo al contest  Christmas Gifts si simoslovescooking

Street food ….mare…panettoni ….e..molto altro….

Guardo le fotografie ..e rivivo la giornata a S.Vincenzo….

Barbara  mi invita ad un evento per il 28 Dicembre non lontano da casa nostra…perché no? E così io e mio marito andiamo…

Bellissima giornata…sole tiepido sui dolci pendii delle colline livornesi….macchia mediterranea  ovunque…in 1 h arriviamo da Lucca….

ci accoglie  una luce strana..tramonto e nuvole assieme…una luce aranciata pervade il porticciolo…

Armata della mia Nikon cerco di non farmi sfuggire i dettagli… i colori…la luce….

l’odore del mare mi inebria….sono nata in una città di mare e il mare è dentro di me…una pace interiore mi avvolge …il vento mi spettina….socchiudo gli occhi e respiro forte…

un pescatore in lontananza mi emoziona …

1

Arriviamo al Salino  una piccola osteria deliziosa davanti al mare…gestita Francesco e Sabrina … allegri..solari…le chiacchere non si risparmiano…e si vede che il lavoro che fanno lo fanno per passione…ecco PASSIONE  potrei dire che è la parola chiave di questo street food…si percepisce il piacere di aver organizzato un evento …e si apprezza di più quando vieni coccolato e accolto ….

2

3

4

12

Fuori sotto un gazebo …è allestito lo stand per lo street food…mi accoglie Camilla…la figlia di Barbara…un manto di capelli morbidi…un sorriso tenero e determinato assieme…parliamo…e intanto degustiamo tre diversi  tipi di panettone Loison..ai fichi…allo zafferano e liquerizia…al limone….OTTIMI…

Tutta la famiglia di Barbara è presente ….sono qui per una mini vacanza..ma per Barbara non esiste vacanza..o meglio lei è riuscita a far di una passione un lavoro…si è reinventata….e si avverte che è realizzata in ciò che fa…

7

La degustazione del pomeriggio è accompagnata  principalmente dalla birra artigianale De Neri  …che la produce artigianalmente Francesco… in Maremma  …lui è il mastro birraio  …in realtà non avevo ben capito inizialmente le parentele….gli intrecci vari…ma piano piano ci sono arrivata…

La degustazione del panettone Loison viene seguita personalmente da Barbara…accosta sapori dolci e salati… panettone grigliato caldo con pecorino..prosciutto…scagliette di albicocche secche…spicchi di fichi essiccati…divini!!!

6

Il vin brulè non poteva mancare…caldo..fumante…speziato…si continua con risotto al panettone….il dolce dell’uva sultanina sprigiona tutto il suo sapore con il chicco di riso…squisito…caldo …avvolgente….più che street food…lo chiamerei comfort food…

E si finisce con tre tipi di dolci…sempre a base di panettone… castagnaccio caldo con gelato di panettone (da urlo)…birramisù …e crumble di mele …il particolare di questi dolci risiede nella croccantezza perfetta delle mele…nella cremosità ideale…nella pastosità dei sapori… il tutto accompagnato da vino a fiumi bianco e rosso…

Francesca  la proprietaria …è una donna vitale…senza troppi orpelli…un sorriso che la caratterizza… ci viene incontro e si presenta…solo alla tenuta  ho intuito realmente chi possa essere Francesca..ma solo intuito…c’è molto di più dietro….ma col tempo …capirò…anche se non è importante spesso capire…importante è percepire ..accogliere….godere di ciò che ti viene offerto direttamente o indirettamente … stare bene…

Alla fine della serata si raggiunge  il relais Poggio ai Santi ….si sale in collina…

8

Ecco trovarsi bene in un luogo..sentirsi a proprio agio…sentire gli odori di una storia antica…cogliere il senso di un luogo…la libertà interiore….il non essere convenzionale…il senso dei viaggi…la cultura a tutto tondo…l’apertura…l’arte dell’ospitalità…dare un senso alla propria abitazione…questo ho respirato a Poggio ai Santi …la sera ..per un caffè davanti ad un accogliente camino…godendo della piacevole compagnia di Dominique…un uomo straordinario…con una vitalità negli occhi che difficilmente ho trovato altrove…amante del mare….cittadino del mondo…

10

©

Gli input sono stati davvero tanti…una luce intima e calda….ovunque…zucche…pigne…edera…conchiglie e rami che parlano dell’amore per il mare….per la terra…una ventata di Natale…fra i tavoli antichi….armadi…comò…e tanti bauli e valigie di famiglia…stupendi….dedali di scale in cotto che portano ad ambienti nascosti…dove si respira la cura…del dettaglio in ogni cosa…non so più cosa fotografare…io che adoro il particolare…mi perdo…in questo luogo respiro l’anima e la filosofia che è mia….e che confluisce a ciò che io identifico con la coccola…quella coccola per l’anima…che è alimentata dal bello..dalla cura    di sè come concetto filosofico per dirla alla Foucault… dal calore…dall’essenza di chi la abita e ospitando permette di condividere lo stesso senso della vita…

9

Siamo tornati a casa…pieni…pieni di un sabato sera denso..di stimoli…di prossime iniziative…di sapori nuovi…e con la certezza che adesso sappiamo cosa fare dei nostri panettoni avanzati…

di incontri interessanti… mai banali…con la consapevolezza che torneremo in questi luoghi magici…

trovando l’occasione per vivere qualcosa di particolare ..originale e unico

2

Una domenica mattina di dicembre al mercatino dell’antiquariato…

Lo so già….questo post vi alletterà…più di una torta sublime al cioccolato fondente…più di un pane senza lievitazione e magicamente alveolato…

_DSC0215

_DSC0216

_DSC0217

Vi porterò con me…tante foto…per farvi  respirare ciò che ho visto…

Questo post parlerà di PROPS…di quei props antichi e rovinati dal tempo… scolapasta bruniti… forbici da ricamo….. scaldini…pentole di ottone oramai annerite …

Trine ..merletti…riviste e libri …vestiti…pietre dure…bottoni…..ferri da stiro di tutte le dimensioni…lumi  a petrolio..modernariato…vecchie macchine da cucire …macchine da scrivere Olivetti…

_DSC0218

_DSC0221

_DSC0222

Ricordi che scivolano via veloci…io da piccola che giocavo a fare la segretaria con la macchina da scrivere…o la mia prima ricerca alle elementari…la mia prima cotta…mia nonna che puliva con cura la madia per il pane…mia madre che impastava…un vecchio tagliapasta per i ravioli….

_DSC0239

Stamani il sole era STUPENDO..una mattina iniziata con una colazione pantagruelica a base di re cake 3 (ma di questo ve ne parlerò con tutta calma)…una mattina dove il sole e il limpido del cielo ti invogliavano ad uscire…

_DSC0240

_DSC0242

Terza domenica del mese…è fatta….vado al mercatino nel centro storico di Lucca….

Non che non ci sia mai andata…ma credetemi…andarci da food blogger è stato una magia…

_DSC0224

_DSC0225

Sembravo Alice nel paese delle meraviglie…chiavi antiche …forme per dolci…mezzelune vecchie e arrugginite dal tempo..cucchiaini di ceramiche dell’ ‘800 …e poi brocche..brocchette …brocchine…d’argento …di latta per il latte…inglesi per le dosi…UN SOGNO…

_DSC0227

_DSC0228

Ho anche acquistato un paio di occhiali dei primi del ‘900 di quelli tondi con le asticelle ripiegate…per i miei post legati alle coccole per la mente..a d o r a b i l i …

E ho scovato una bancarella di pentole invecchiate di alluminio..anche piccine picciò…

_DSC0229

_DSC0231

_DSC0233

Bicchieri e piatti …mi hanno invece un po’ deluso…pensavo in futuro di poterne acquistare anche solo uno per volta…ed invece vendevano in blocco…

ok3

Una stadera polverosa e forse anche un po bucata..in un angolo per terra..mi chiamava insistentemente…l’ho guardata e le ho dato appuntamento al prossimo mese..

Un venditore mi ha promesso utensili vecchi  da cucina…

Insomma…mi sa che presto tornerò…voi che ne dite???

ok2